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SPENDING REVIEW/ Sapelli: ecco gli errori che porteranno l’Italia a un altro ’29

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Se guardiamo poi a ciò che interessa le famiglie e i cittadini si dice che le misure previste per la Pubblica amministrazione ne aumenteranno l’efficacia e l’efficienza. Spero che non sia una nuova riforma Bassanini. In questa luce l’unica misura veramente ottima risulta quella di estendere l’intervento della Consip che, come dimostra la sua storia recente, può diminuire le spese improduttive dei Ministeri e aumentarne preclaramente la trasparenza. E poi lo stato stanzia 90 milioni per il diritto allo studio e 130 milioni per i libri scolastici gratuiti. Meglio di nulla. Infine, migliaia di famiglie sperano che con i risparmi della spending review sia possibile estendere a 55.000 esodati la clausola di salvaguardia delle nuove pensioni.

A fronte di queste briciole sta l’immensa mole dei provvedimenti depressivi che sono veramente di una tale ignoranza, di una tale sprovvedutezza, e di una tale subalternità alla leggenda della morte di Keynes (mentre mai come oggi il dandy di Bloomsbury è quanto mai vivo e attuale) da rimanere spaventati e attoniti. Ma non ci si rende conto che lo sconto sui farmaci e la stretta sui beni e servizi sanitari ricadrà sulle imprese del settore come un boomerang e ne sconvolgerà i bilanci e forse ne decreterà la fine? Si pensi che si potranno chiedere i diritti di recesso ai contratti se le spese previste saranno sotto la linea di riferimento. Si pensi a che regressioni siamo giunti. Come ha ricordato Maurizio Sacconi su Il Sole 24 Ore del 7 luglio 2012, quello che si applicherà è tutto il contrario dei costi standard e quindi dei tagli non lineari, ma federalistici e selettivi che invece prima dell’arrivo degli unni tecnici si era prospettato di fare.

Per quanto riguarda poi i dipendenti pubblici, la riduzione delle piante organiche vorrà dire meno stipendi, meno consumi, mentre non si fa nulla contro le pensioni d’oro e gli sprechi agli alti livelli dirigenziali. Il tutto condito con sottili crudeltà che spingono a ridurre i consumi e in regime di ristrettezza finanziaria sprofondare nell’inerzia casalinga e nella disperazione quotidiana grazie all’obbligatorietà delle ferie. Altra crudeltà degna di una pièce di Jonesco è l’idea di ridurre delle spese nella Pa riducendo lo spazio di vita d’ufficio di ogni dipendente diminuendo i parametri di riferimento per metro quadro. Si vede che si pensa che stare allo stretto incentiva il risparmio…

Infine, l’ultima crudeltà che danneggia enormemente anche le imprese è la riduzione dei buoni pasto che non potranno superare il valore di 7 euro. Già molti dipendenti pubblici e privati risparmiavano sul costo del lunch per fare la spesa per la casa. Ora dovranno digiunare, con conseguente dimagrimento e conseguente omologazione fisica ai ridotti spazi di lavoro. Ribadisco inoltre ciò che ho già detto altre volte: che se si pensa di ridurre la spesa attraverso l’accorpamento o l’eliminazione delle province si sbaglia obiettivo di grosso, perché la gran parte dell’inefficienza è sita nelle Regioni, nuovi e spaventosi enti centralistici e neostatalistici. Com’è noto fa eccezione per virtuosità, efficacia ed efficienza, la Regione Lombardia, che potrebbe essere presa a esempio sia per i costi standard, sia per la trasparenza. Ma questa non è l’opinione di ciò che rimane dell’establishment italiano come mostrano i suoi giornali quotidiani e di parte della magistratura.



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COMMENTI
09/07/2012 - Oltre alla fede benvenga il ragionamento di Keynes (Silvano Rucci)

Keynes con la sua teoria espansionistica incitava gli Stati a moltiplicare i profitti, sia pubblici che privati. Non si poneva il problema dei finanziamenti e della liquidità, sostenendo che nel breve e nel medio periodo l’economia prima si riprende, poi cresce e diventa fiorente! Nel lungo periodo saremmo tutti morti! Questo spirito Keynesiano, in circa mezzo secolo, ci ha condotti alla crisi più nera della storia economica! Il non abbandonarla però, paradosso dei paradossi, ora ci farebbe uscire dal guado. Diversamente, nel breve periodo, ci attendono le sabbie mobili! Ciò che si cerca di fare è volersi salvare con il massimo rigore, annaspando, a costo di suicidarsi, puntando il dito sul fatto che in cinquanta anni qualcosa abbiamo sbagliato! Meglio seguire Keynes, cioé scegliere di morire attraverso un lungo periodo vitale. Nel frattempo potremo dedicarci alla modifica della finanza e dell’economia a misura umana, a servizio dell’uomo! L’Autore conclude qui sopra dicendo: “In questo caso bisognerebbe unire fede e ragione.” A parer mio è giustissimo ragionare ed aggiungo: “Oltre alla fede benvenga l’applicazione immediata della teoria Keynesiana del moltiplicatore!”