BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

SPENDING REVIEW/ Sapelli: ecco gli errori che porteranno l’Italia a un altro ’29

Pubblicazione:

Infophoto  Infophoto

Chi vorrà credere agli alleati? Gli aiuti che ci hanno promessi, come nelle condotte l’acqua, mancano. E poi nei vasti tuoi stati, Signore, a chi è passata la proprietà? Dove vai, un nuovo ricco tiene casa: lui vuole vivere indipendente e ci tocca vedere come giostra. Tanti diritti s’è dovuto cedere che non ci resta un diritto su niente. Anche ai partiti, come che si chiamino, non si può più dare fiducia, al giorno d’oggi: che protestino o che lodino, diventano, amore e odio, indifferenti. I Ghibellini come i Guelfi stanno nascosti a riposare. Ma chi darebbe un aiuto al vicino? Ha da pensare ciascuno per sé. Sono sbarrate le porte dell’oro; gettano tutti, raspano, ammassano. E vuote restano le nostre casse” (J.W. Goethe, Faust, introduzione e traduzione di Franco Fortini, Milano, Mondadori, 2009, pp. 445-447, versi 4831-4851).

L’ora della verità è giunta. Il nodo gordiano è stato tagliato dalla spada dei tecnici dei tecnici, ossia da dei personaggi in cerca d’autore. Come definire altrimenti Bondi, Giavazzi e Amato, chiamati da un governo di tecnici per svolgere un compito tecnico? Lasciamo perdere Amato, la cui configurazione idealtipica avrebbe affascinato i darwinisti (politico? Tecnico? Centauro? Camaleonte? Pontiere? Acquisitivo? Distributivo? Annichilente? Intelligente!). E veniamo a Giavazzi (semplicemente scomparso) e a Bondi, salvatore di imprese che non esistono più o che sono state divorate o che sono state devitalizzate, prodotto di Mediobanca che per decenni ha socializzato perdite e privatizzato profitti, e portato alla rovina oligopolistica l’Italia.

Questi metatecnici, figure alla Greimas e alla Barthes, hanno compiuto la solita marcetta trionfale che segna il mood mondiale del fare ciò di cui non c’è bisogno quando c’è la recessione: tagliare l’occupazione, diminuire i consumi, scoraggiare gli investimenti, far piombare l’umanità nella disperazione e nell’anomia. Il tutto infilato nel forno da carnefice dell’aumento delle tasse, affinché la pozione avvelenata venga cotta a puntino.

Tecnici e supertecnici tutti subalterni al mainstream accademico, a riprova che solo le idee cattive vincono nel mondo alla breve (ché nel lungo vincono quelle della santità e del lavoro). Eccoci allora alla spending review che alla breve farà sprofondare l’Italia dalla recessione alla depressione più profonda dopo il 1929. Certo, c’è anche qualcosa di buono. Anche il Maligno è sempre accompagnato dall’Angelo Salvatore. Ma si tratta di ben poco. Vediamolo: per le imprese l’aumento dell’aliquota Iva è rimandato al 1° luglio 2013, limitando il calo degli affari per l’aumento delle imposte; e poi il regime fiscale di favore per le società quotate di investimento immobiliare pare sarà adottato anche per quelle di cessione e di valorizzazione degli immobili pubblici, forse consentendo di meglio venderli (ammesso che si vorrà fare un giorno o l’altro il famoso fondo per cercare in questo modo - un modo che non ottunde la crescita - di diminuire il debito pubblico); e infine le imprese potranno recuperare l’importo dei crediti verso la Pubblica amministrazione attraverso un meccanismo di compensazione agevolante l’impresa.



  PAG. SUCC. >


COMMENTI
09/07/2012 - Oltre alla fede benvenga il ragionamento di Keynes (Silvano Rucci)

Keynes con la sua teoria espansionistica incitava gli Stati a moltiplicare i profitti, sia pubblici che privati. Non si poneva il problema dei finanziamenti e della liquidità, sostenendo che nel breve e nel medio periodo l’economia prima si riprende, poi cresce e diventa fiorente! Nel lungo periodo saremmo tutti morti! Questo spirito Keynesiano, in circa mezzo secolo, ci ha condotti alla crisi più nera della storia economica! Il non abbandonarla però, paradosso dei paradossi, ora ci farebbe uscire dal guado. Diversamente, nel breve periodo, ci attendono le sabbie mobili! Ciò che si cerca di fare è volersi salvare con il massimo rigore, annaspando, a costo di suicidarsi, puntando il dito sul fatto che in cinquanta anni qualcosa abbiamo sbagliato! Meglio seguire Keynes, cioé scegliere di morire attraverso un lungo periodo vitale. Nel frattempo potremo dedicarci alla modifica della finanza e dell’economia a misura umana, a servizio dell’uomo! L’Autore conclude qui sopra dicendo: “In questo caso bisognerebbe unire fede e ragione.” A parer mio è giustissimo ragionare ed aggiungo: “Oltre alla fede benvenga l’applicazione immediata della teoria Keynesiana del moltiplicatore!”