BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |

SPENDING REVIEW/ Sapelli: ecco gli errori che porteranno l’Italia a un altro ’29

Infophoto Infophoto

In definitiva la spending review non solo è pura crudeltà sociale, ma è anche inefficiente e soprattutto stupidamente depressiva. Gli unici recuperi di efficienza attraverso tagli della spesa necessari sono quelli diretti ad aumentare la total factory productivity, ossia la produttività generale del sistema Paese, così alimentando la crescita. Ma questo significa, miei cari tecnici e metatecnici, non solo tagliare ma anche investire: infrastrutture. Tagli selettivi e non lineari. Riduzione delle tasse e non loro aumento. Incentivi agli investimenti privati e pubblici.

Ma far questo vuol dire non credere più nella favola bella degli economisti che sbagliano, e che racconta che la crescita viene dall’austerità. È invece tutto il contrario. Ma anche in questo caso bisognerebbe unire fede e ragione, ossia amare il prossimo e leggere i libri giusti, anziché quelli troppo zeppi di formule matematiche, e scritti solo in inglese.

© Riproduzione Riservata.

COMMENTI
09/07/2012 - Oltre alla fede benvenga il ragionamento di Keynes (Silvano Rucci)

Keynes con la sua teoria espansionistica incitava gli Stati a moltiplicare i profitti, sia pubblici che privati. Non si poneva il problema dei finanziamenti e della liquidità, sostenendo che nel breve e nel medio periodo l’economia prima si riprende, poi cresce e diventa fiorente! Nel lungo periodo saremmo tutti morti! Questo spirito Keynesiano, in circa mezzo secolo, ci ha condotti alla crisi più nera della storia economica! Il non abbandonarla però, paradosso dei paradossi, ora ci farebbe uscire dal guado. Diversamente, nel breve periodo, ci attendono le sabbie mobili! Ciò che si cerca di fare è volersi salvare con il massimo rigore, annaspando, a costo di suicidarsi, puntando il dito sul fatto che in cinquanta anni qualcosa abbiamo sbagliato! Meglio seguire Keynes, cioé scegliere di morire attraverso un lungo periodo vitale. Nel frattempo potremo dedicarci alla modifica della finanza e dell’economia a misura umana, a servizio dell’uomo! L’Autore conclude qui sopra dicendo: “In questo caso bisognerebbe unire fede e ragione.” A parer mio è giustissimo ragionare ed aggiungo: “Oltre alla fede benvenga l’applicazione immediata della teoria Keynesiana del moltiplicatore!”