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FINANZA/ Debenedetti: il mio piano anti-debito? Vendere Eni e stop alle aste di Btp

Pubblicazione:sabato 11 agosto 2012 - Ultimo aggiornamento:martedì 14 agosto 2012, 8.52

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Ho scritto di recente un articolo sul giornale tedesco Handelsblatt, in cui sostenevo una proposta originale, e cioè la necessità di uno sforzo rapido e concentrato per ottenere ricavi che ci permettano di non andare sul mercato per un certo periodo di tempo. Se noi lasciamo il mercato “a bocca asciutta”, cioè se non gli chiediamo dei soldi per un certo periodo, si otterrà il risultato di frenare e diminuire lo spread. Come sempre infatti quando c’è più richiesta che offerta i prezzi salgono.

 

Che cosa intende quando dice che il mercato va lasciato “a bocca asciutta”?

 

Occorre sospendere le nuove immissioni. Bisogna semplicemente evitare o ridurre fortemente le vendite di Btp per un breve periodo di tempo. Questo quindi richiede non una soluzione globale del problema del problema del debito, ma avere delle risorse rapidamente disponibili per potere chiedere meno soldi al mercato.

 

E come si ottengono queste risorse?

 

Occorre vendere tutte le aziende pubbliche, incluse quelle che producono utili. Questi ultimi servono infatti per pagare il debito, ed eliminando sia quest’ultimo sia gli utili saremmo alla pari.

 

Lei venderebbe anche Eni?

 

Assolutamente sì. Proprio perché la società petrolifera gode di buona salute, gli introiti che si guadagnerebbero attraverso la vendita sarebbero elevati. Chi è contrario a questa ipotesi afferma spesso che senza l’Eni si indebolirebbe la politica estera del nostro Paese, ma la politica estera la fa il ministro degli Esteri e non un’impresa petrolifera.

 

L’oro e le riserve di Bankitalia possono giocare un ruolo nella riduzione del debito?


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