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Economia e Finanza

FINANZA/ Forte: così Goldman Sachs ha vinto la scommessa sull’Italia

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Su una posizione simile a quella di Francesco Forte, anche attraverso una differente impostazione, c’erano altri economisti. Su Il Sole 24 Ore, Paolo Savona ricorda i “Nove impegni per la crescita” del 16 luglio 2011 e anche in quel documento la priorità era operare sullo stock del debito e non sul deficit, come invece è stato fatto. Monti è invece andato per la sua strada, guardando al deficit, all’avanzo primario e alla pressione fiscale che piaceva soprattutto a sinistra. «E quello che sta accadendo oggi non è altro che quello che aveva previsto Goldman Sachs. La banca d’affari americana ha venduto i Btp italiani tra marzo e giugno, nel periodo di maggior auge del governo Monti. Che cosa aveva previsto Goldman Sachs, dove conoscono bene Monti perché è stato un loro consulente? Avevano previsto che con questa politica restrittiva l’Italia sarebbe andata in recessione, che Monti non avrebbe risolto la situazione. È per questa ragione che Goldman Sachs è fuggita dal debito italiano, perché ha previsto una caduta della nostra economia.

 

Non ci voleva molto in fondo con quella manovra fiscale depressiva.

 

Appunto. È impressionante che la Fornero lo dichiari adesso, che il governo abbia continuato a insistere sullo scudo anti-spread che non può diventare automatico. Tutto questo dimostra che il “governo dei tecnici” non aveva capito quasi nulla di quello che stava accadendo.

 

Ritorniamo al suo documento di maggio. Fu subito respinto da Giulio Tremonti.

 

Con motivazioni che devo definire risibili. Ma quel documento restava e si arricchiva anche attraverso altri contributi. Lo guardò anche il capogruppo del Pdl alla Camera dei deputati, Fabrizio Cicchitto. Nel momento della crisi di novembre, quel documento restava come proposta del Pdl e non fu neppure preso in considerazione dal Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, e di conseguenza neppure dal “governo dei tecnici” di Mario Monti, che anzi seguì una linea del tutto opposta, quella che in fondo sponsorizzava la sinistra.

 

Ma oggi Angelino Alfano, con la sua proposta, spariglia i giochi.

 

La proposta di Alfano non è molto diversa da quello che costituiva il mio documento organico fatto nel maggio 2011. Il problema differente è che oggi, di fronte ai risultati della recessione, sorgono dubbi anche nel “governo Monti”. Ci si trova in una strana situazione politica. Il governo prende atto, pur non ammettendolo oppure facendo ammissioni a mezza voce, che la sua linea non ha funzionato. In più c’è la stessa sinistra che in questo momento si sta sganciando dal governo. Basta guardare il piano che sta predisponendo l’economista del Partito democratico, Stefano Fassina, che è poi una nuova richiesta di patrimoniale, che avrebbe un altro carattere recessivo, e una serie di interventi keynesiani.

 

Sta illustrando la posizione di un governo che sta in mezzo al guado.

 

Solo che in questo momento, al contrario di qualche mese fa, il Pd è attaccato alla barca stando in acqua, mentre il Pdl sta sulla barca. Si sono rovesciate le posizioni.

 

Quindi c’è la possibilità di una presa in considerazione della proposta Alfano?

 

Questa volta l’hanno presa in considerazione. Ma mi chiedo se è credibile e possibile che si possa adottare il suggerimento di Alfano. Non credo che finiranno per adottarlo. Il governo cercherà di tirare avanti fino alla scadenza delle elezioni, di campare settimana dopo settimana, confidando in qualche mossa di Mario Draghi, che effettivamente ne ha a disposizione.

 

Quali ad esempio?