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FINANZA/ La "legge del Monopoli" sta facendo fallire l’euro

Pubblicazione:sabato 11 agosto 2012 - Ultimo aggiornamento:sabato 11 agosto 2012, 12.11

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In alte parole, un ulteriore peggioramento dell'economia internazionale o un ulteriore aumento delle tasse (o della disoccupazione) può causare una caduta del Pil molto più significativa delle cifre finora riscontrate. In altre parole, se le tasse aumentano di solo un altro punto percentuale, questo può causare una caduta del Pil del 5%. E il fatto peggiore è che questo tipo di avvenimenti non sono prevedibili.

Nel frattempo, un'indagine di Mediobanca ci informa di una cosa che il buon senso ci aveva già detto: fare impresa in Italia non conviene, meglio acquistare titoli di Stato. E questo annuncio avviene proprio nel giorno in cui il ministro Fornero si spende nel dire che gli imprenditori devono fare uno sforzo. E perché dovrebbero? Perché un imprenditore dovrebbe avere un fine diverso da quello del business, da quello del profitto? Perché un imprenditore dovrebbe occuparsi del bene comune? O meglio, ammesso che un imprenditore dovrebbe avere a cuore anche il bene comune, come mai questa richiesta viene da una pubblica istituzione, che dovrebbe essere la prima custode del bene comune?

Qui sembra che chi dovrebbe occuparsi del bene comune richiede ad altri di operare per raggiungere quegli obiettivi che invece sono la propria peculiare competenza. E sembra che in questi termini il cosidetto governo tecnico mostri qui tutta la sua inconsistenza. Di questa inconsistenza, la speculazione internazionale approfitta e ringrazia. A conferma della durissima condizione in cui si trova chi fa impresa, il report mensile della Bce rileva che è in netto aumento il tasso di insolvenza delle imprese italiane. E i finanziamenti alle imprese sono in calo.

Cosa sta accadendo? Potemmo chiamarla “legge del gioco del Monopoli”: l'aumento del Pil di qualcuno, provoca il fallimento di qualcun altro. Anzi, questo è l'unico modo, nell'attuale struttura finanziaria, perché venga in qualche modo generata della moneta priva di debito. Il fallimento infatti certifica per un'azienda l'impossibilità di restituire il denaro che si è speso. Quel denaro, ormai entrato nel circuito economico, non verrà restituito e quindi non ha un debito corrispondente. Tutto il denaro infatti nasce dal sistema bancario e nasce tramite un debito (mutuo o finanziamento). Il vero problema è che, con le attuali condizioni di debito, per creare una sufficiente quantità di moneta priva di debito, occorre una tale quantità di fallimenti da poter essere definita come una catastrofe.

Per risolvere la questione del debito degli stati occorrerà un accordo internazionale, ma prima di tutto occorrerà recuperare la sovranità monetaria. Nel frattempo, prima che la politica prenda atto del proprio fallimento e del fallimento di questo progetto euro e imponga con la forza del diritto il recupero della sovranità monetaria, sarà bene che imprese e famiglie inizino a utilizzare sistemi di Moneta Complementare e Moneta Alternativa, negli opportuni spazi permessi dalle leggi vigenti.



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COMMENTI
11/08/2012 - domanda (Diego Perna)

Mi può spiegare se possibile, meglio questo fatto? Tutto il denaro infatti nasce dal sistema bancario e nasce tramite un debito (mutuo o finanziamento). Il vero problema è che, con le attuali condizioni di debito, per creare una sufficiente quantità di moneta priva di debito, occorre una tale quantità di fallimenti da poter essere definita come una catastrofe. Grazie

RISPOSTA:

Una “sufficiente quantità di moneta priva di debito” vuol dire una quantità di moneta sufficiente almeno a pagare gli interessi. Nel momento in cui lo Stato recupera la somma dall'economia reale, provocherà fallimenti proporzionali al denaro recuperato. Tali fallimenti porteranno a una diminuzione del Pil. Per esempio, una azienda ha speso 100 mila grazie a un fido bancario, e poi dopo un anno incassa solo 70 mila. Certificato il fallimento dell'azienda, vi sono 30 mila che sono entrati nel circuito economico e non devono rientrare: quindi in qualche modo sono liberi dal debito con il quale sono stati creati. In questo caso, abbiamo un’azienda che fatturava 100 mila all'anno, quindi sono 100 mila che spariscono dal Pil. Ora ipotizziamo che in media il fallimento sia pari al 50% del fatturato dell'azienda. In tal caso, se si devono recuperare 80 miliardi dall'economia, questo comporta fallimenti per un totale di 160 miliardi. Avremo come conseguenza 160 miliardi in meno di Pil, pari al 10% di Pil. Questo è quello che io chiamo una catastrofe. (Giovanni Passali)