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FONDO SALVA-STATI/ Nuovo stop, la decisione della Germania potrebbe slittare oltre il 12 settembre

Pubblicazione:lunedì 13 agosto 2012

Foto: InfoPhoto Foto: InfoPhoto

La Corte costituzionale tedesca ha ricevuto una nuova denuncia sull'approvazione del fondo salva-stati Esm e del Fiscal compact, ratificati entrambi il 29 giugno scorso dal parlamento tedesco. Secondo quanto riportato oggi dal quotidiano tedesco Handelsblatt, infatti, per via di una nuova causa pendente, la decisione della corte costituzionale tedesca sulla legittimità del Meccanismo europeo di stabilità (Esm) e del Fiscal Compact potrebbe slittare “molto oltre” il prossimo 12 settembre, data per cui era precedentemente attesa. Il quotidiano teutonico spiega che dietro il nuovo rischio di stop ci sarebbe un movimento di cosiddetti “euroscettici” guidato dall'economista e docente universitario Markus Kerber, ex capo del Dipartimento delle politiche del ministero delle Finanze di Berlino. In questa nuova causa si farebbe riferimento a un simile procedimento intentato da un parlamentare irlandese e in esame presso la corte di giustizia europea a Lussemburgo da una decina di giorni. E, visto che il giudizio della Corte Europea risulta più importante di quello dei giudici tedeschi, in base al principio di sovranazionalità, la decisione potrebbe dunque slittare ben oltre il termine prefissato del 12 settembre prossimo. Come ha dichiarato infatti all'Afp un portavoce dello stesso organo giudiziario, l'obiettivo del ricorso è proprio quello di costringere i giudici di Karlsruhe a posticipare la decisione sui due trattati europei. Il Trattato di Stabilità, che impone la regola d'oro del pareggio di bilancio, è stato attualmente ratificato da undici paesi dell'Unione, di cui sette appartenenti alla zona euro, che sono Portogallo, Slovenia, Danimarca, Lettonia, Romania, Irlanda, Grecia, Spagna, Lituania, Austria e Italia. Affinché possa entrare in vigore, il Trattato dovrà essere ratificato da almeno 12 paesi dei 17 entro il primo gennaio del prossimo anno. E’ evidente che un eventuale forte ritardo rispetto al termine del 12 settembre, precedentemente fissato, rischia seriamente di far mettere in crisi l’intera Eurozona. 


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