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TASSE a SINISTRA/ Borghi: la patrimoniale colpirà il ceto medio, non i ricchi

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Chi ha grandi patrimoni non aspetterà certo di farsi tassare, ma li trasferirà all’estero, li metterà in holding o comunque al sicuro. Anche perché questi personaggi hanno alle loro dipendenze schiere di commercialisti che possono riuscire a mettere in sicurezza una parte significativa dei loro beni. Per portare gettito l’asticella della patrimoniale, così come è già avvenuto con le tasse sul reddito, salirà dunque sempre di più per il ceto medio. Una prova concreta l’abbiamo già vista in atto con l’Imu, che non è altro che una patrimoniale dalla quale le persone povere non sono state certo esentate.

 

Per quale motivo ritiene che la patrimoniale colpirà soprattutto il ceto medio?

 

In Italia tanto per i redditi quanto per i “beni al sole” esiste una piramide con una base molto larga e una punta molto stretta. Per esempio solo l’1% dichiara più di 100mila euro, mentre la media delle dichiarazioni è di 19mila euro. Alzare le aliquote per questo 1% di ricchi, o di onesti che dir si voglia, permetterebbe di raccogliere una somma che divisa per la base della piramide darebbe un risultato infinitesimale. Se io voglio ottenere gettito, devo dunque scendere molto rispetto alla piramide in modo da riuscire a pescare su una base più ampia.

 

Un conto però è la distribuzione del reddito, un’altra i patrimoni immobiliari …

 

Le statistiche di Bankitalia rivelano che quasi tutti gli italiani possiedono una prima casa, e ciò rappresenta un’anomalia rispetto al resto del mondo. Degli 8mila miliardi di ricchezza di cui si discute, un’ampia percentuale è costituita da ricchezza immobiliare e soprattutto dalle prime case. Si tratta di un valore tra l’altro virtuale, perché vendendo questi immobili non ci sarebbe la possibilità immediata di fare cassa. Casi di contribuenti che dichiarano 500 appartamenti sono invece estremamente rari. Anche chiedendo a questi ultimi un particolare contributo, il gettito complessivo resta infinitesimale rispetto alle esigenze del bilancio pubblico. Per non parlare delle conseguenze negative che si produrrebbero anche tassando i più ricchi.

 

In che senso?

 

La decisione di tassare le barche ha fatto sì che ne abbiamo perse 30mila che sono finite all’estero. Quindi lo Stato italiano ha guadagnato 1 dalla tassa e ha perso 10 dall’indotto e dalla fuga di appassionati di nautica.

 

(Pietro Vernizzi)

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