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FINANZA/ 2. Le "falle" che mandano a fondo Italia e Spagna

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Domenica, derogando all’obbligo della diplomazia tipico del ruolo che ricopre, il governatore della Banca centrale belga, Luc Coene, ha sparato un siluro che ci pare un chiaro segnale della Bundesbank per interposta persona. Ecco le sue parole al quotidiano L’Echo: «Comprare i bonds di Italia e Spagna servirebbe soltanto a indebolire la Bce e non risolverebbe affatto gli argomenti sottostanti, come la competitività. Non ha senso che la Bce cominci a finanziare queste nazioni, poiché servirebbe solo a trasferire il debito di Italia e Spagna nel bilancio della Bce. Non abbiamo dimenticato cosa accadde l’agosto dello scorso anno: abbiamo comprato bonds italiani e subito dopo questo, il governo italiano si è rimangiato i suoi impegni. La conclusione è chiara: quando si toglie la pressione del mercato, si toglie la pressione sulla politica affinché agisca. Anche se fossimo pronti ad agire ora, non ci sarebbe spazio per farlo».

Lasciate stare che queste parole da maestrino arrivino dal rappresentante di un Paese che di banche fallite e salvate a spese dei contribuenti ne sa qualcosa (è di domenica la notizia che i governi di Bruxelles e Parigi dovranno ricapitalizzare, per la terza volta, quella cloaca travestita da banca che risponde al nome di Dexia) e che fu proprio la Germania, attraverso Deutsche Bank, a innescare la fiammata obbligazionaria della scorsa estate: il messaggio è fin troppo chiaro, la Bundesbank non cederà sulla sua linea Maginot. Anche perché ulteriori acquisti di obbligazioni, oltre a rischiare di non puntellare affatto la situazione, potrebbero mettere in discussione la stessa solvibilità della Bce, che già detiene obbligazioni di Paesi periferici per una percentuale pari al 25% del suo stato patrimoniale.

E ancora, la Bce ha detto chiaramente che potrebbe riattivare il suo programma di acquisto solo se i Paesi ne faranno richiesta esplicita e accetteranno le condizioni poste, leggi l’austerity della troika che tanti danni ha già creato in Grecia e che porterebbe al collasso totale le economie già in grave recessione di Italia e Spagna. Insomma, i contro battono nettamente i pro. Se poi Draghi decidesse di andare allo scontro frontale con Berlino e si facesse un baffo del deterioramento ulteriore del bilancio dell’istituto che guida, i problemi non sarebbero comunque terminati. Chi comprerebbe, infatti? Il fondo Efsf, dopo i 100 miliardi stanziati per la Spagna, ha in cassa soltanto 65 miliardi utilizzabili. L’Esm deve ancora nascere visto che toccherà attendere la sentenza della Corte costituzionale tedesca prevista per il 12 settembre prossimo.

Di più, se anche arriverà il via libera da Karlsruhe, tocca fare i conti con la realtà: Spagna e Italia contribuiscono al 30% del finanziamento dell’Esm, quindi cosa farebbero? Si salveranno da sole? Anche arrivando all’ipotesi impossibile che Italia e Spagna vengano esentate dal pagamento di quei contributi - atto che violerebbe la struttura stessa dell’Esm -, a quel punto Germania e Francia dovrebbero accollarsi il 66% dell’intero finanziamento del Fondo, quantificato in 700 miliardi. Possono permetterselo? No, per il semplice fatto che se anche mettessero mano al portafoglio per salvare l’euro sarebbero declassate un secondo dopo dalle agenzie di rating perdendo la tripla A.

Ci sarebbe allora l’ipotesi di un intervento congiunto di Esm e Bce: funzionerebbe? Anche in questo caso, la Germania ha già detto chiaro e tondo che il fondo Esm non deve essere dotato di licenza bancaria, fattispecie che esclude la possibilità di acquisto di bonds bancari, che non deve vedere un incremento del suo finanziamento e che non deve acquistare debito sovrano. Concetti ribaditi domenica in un’intervista al quotidiano economico Handelsblatt dal vice-cancelliere, Michael Fuchs, a detta del quale «l’Esm non riceverà licenza bancaria e la Bce non deve stampare moneta in maniera mascherata, aumentando i prestiti di emergenza e bypassando i fondi Efsf ed Esm». Inoltre, «la Germania ha raggiunto il limite della sua capacità di pagamento addizionale all’Efsf per la Grecia». Parole chiare, visto che la Grecia saprà se potrà ottenere la seconda tranche del suo prestito solo a ottobre, dopo il check-up settembrino della sua economia da parte della troika.Purtroppo, però, da qui ad allora Bnp Paribas ci ricorda che non pochi avvenimenti potrebbe alterare gli equilibri