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FINANZA/ 2. Le "falle" che mandano a fondo Italia e Spagna

Pubblicazione:martedì 14 agosto 2012 - Ultimo aggiornamento:martedì 14 agosto 2012, 11.07

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Nein, nein, nein! Insomma, Borse in festa e spread fermi sono frutto di un’enorme illusione, sulla speranza che esista denaro reale per tamponare le falle: illusioni e speranze, quindi, non esattamente una base solida da cui partire. Che fare, quindi? L’unica opzione sarebbe che la Germania accettasse di creare un backstop della situazione, monetizzando tutti i debiti in una forma o nell’altra con l’aiuto della Bce. Lo farà la Merkel, con le elezioni previste per l’anno prossimo e il forte rischio di un downgrade in caso di accettazione di una politica simile? Credeteci se volete, ma resta il fatto che, al netto dei trucchi contabili in base ai quali il corrispettivo della nostra Cassa depositi e prestiti non risulta conteggiata nel debito totale tedesco, la ratio debito/Pil tedesca veleggia già oggi verso quota 90% e l’esposizione di Berlino ai vari salvataggi, diretti o backdoor, sfiora il triliardo di euro.

Insomma, la situazione è ben più complicata di quanto sembri. Se ne sono accorti a Londra, dove tra un oro olimpico e l’altro è stato coniato l’ennesimo neologismo, figlio di questa crisi: Brixit, ovvero l’addio britannico all’Ue. A mettere nero su bianco quanto potrebbe accadere è stato uno studio di 11 pagine preparato da Nomura, la principale banca giapponese e contemplante le ipotesi sia di un addio parziale, sia totale. Per il report, la questione potrebbe accelerare già questo autunno, se un peggioramento della situazione nell’eurozona costringesse il governo Cameron ha indire un referendum sul tema. Si legge nel report: «L’effetto di una relazione meno stretta tra Regno Unito e Ue per l’economia e il settore dei servizi in particolare a oggi non appare chiaro, anche se molti euroscettici fanno notare che la liberazione dalla regolamentazione comunitaria sarebbe un turbo per l’economia, molto finanziarizzata, della Gran Bretagna. Restano comunque molti dubbi e preoccupazioni, alcune delle quali sono già all’attenzione della City».

Resta il fatto che «per salvare l’euro, l’Ue dovrà prendere decisioni drastiche in tema di integrazione, vedi l’unione fiscale. Atti che renderebbero quasi impossibile restare nel progetto Ue per un Paese totalmente sovrano come il Regno Unito». E chi ha curato questo studio per Nomura? Un furente euroscettico conservatore? Nigel Farrell? No, Alastair Newton, ex diplomatico, ex capo negoziatore di Tony Blair al G7 ed ex coordinatore dell’intelligence nella prima guerra del Golfo. Insomma, non proprio l’ultimo nazionalista con l’anello al naso.



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