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FINANZA/ 2. Le "falle" che mandano a fondo Italia e Spagna

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Non so cosa ne pensate voi, ma a mio modo di vedere qualcosa sta bollendo in pentola. Troppa tranquillità, addirittura euforia in Borsa a dispetto delle notizie che quotidianamente giungono. Goldman Sachs rende noto che ha scaricato oltre il 90% delle sue detenzioni di Btp e lo spread che fa? Resta lì in area 450 punti base, sale di cinque, scende di tre: tutto nella norma. Di più, ieri il Tesoro ha collocato sul mercato tutti gli 8 miliardi di euro di Bot a un anno, registrando un rendimento medio del 2,767%, di poco superiore al 2,697% dell’asta di luglio. Buona la domanda, che ha superato di 1,69 volte l’importo offerto, in rialzo rispetto all’1,55 del mese scorso. Insomma, tutto bene. Ma provate a guardare in faccia la realtà e forse anche voi noterete una certa irrazionalità, qualcosa che abbiamo già vissuto e non è stato affatto di buon auspicio.

Nonostante i mille magheggi di Draghi e le missioni diplomatiche di Monti, Rajoy e Hollande, gli spread dei decennali italiani e spagnoli sono esattamente ai livelli pre-vertice del 28-29 giugno, in compenso il Ftse Mib di Piazza Affari è sopravvalutato del 7% rispetto al suo rischio di credito, mentre l’Ibex di Madrid del 6%. Tutto merito del bando sulle vendite allo scoperto? No. Basti guardare il titolo di Bankia, l’istituto iberico tecnicamente fallito ma ancora in grado di respirare grazie alla promessa europea di fondi per la ricapitalizzazione. Mercoledì scorso i volumi sul titolo sono raddoppiati e si è registrato un balzo del +24%, seguito il giorno dopo da un +19% e un ulteriore raddoppio dei volumi. Poi, venerdì, un bel crollo del 19%. Come mai? Semplice, è bastato che il Frob, il Fondo spagnolo per la ricapitalizzazione bancaria, rendesse noto che «anche gli investitori privati dovranno partecipare al salvataggio». Apriti cielo, tutti a vendere come matti.

Questo per farvi capire che quei rialzi, quell’entusiasmo per il titolo, non hanno nulla a che vedere con Bankia, il suo stato patrimoniale e i suoi conti: hanno a che fare solo con i soldi pubblici che starebbero arrivando per salvarla. Insomma, capitalismo di Stato all’ennesima potenza. Posso far soldi grazie ai contribuenti? Compro. Devo metterci qualcosa anch’io, rischiare di perdere? Vendo e scappo. Ma andiamo oltre. Se infatti lo spread sul Bonos decennale spagnolo resta alto ma stabile, venerdì scorso il biennale ha bruciato il 50% dei guadagnati rispetto alla settimana precedente, tornando sopra al 4%: peccato che questa sia la scadenza più sensibile e critica, quindi quella su cui dovrebbe intervenire la Bce con gli acquisti, siano essi compiuti con il programma Smp o con il fondo Efsf.

Di più, a fronte di un Rajoy diplomatico ma risoluto, intenzionato sì a valutare le richieste europee per ottenere fondi, ma non a consegnare il Paese mani e piedi alla troika, all’interno del suo stesso partito, il Pp, è in atto una vera e propria rivolta sotterranea. I leader popolari delle diciassette regioni autonome hanno detto chiaramente al governo di ripensare ai tagli a ospedali e scuole o dovrà prepararsi ad affrontare la loro vendetta politica. Insomma, una situazione delicata sia sul fronte esterno che interno, tanto che si parla di un compromesso in base al quale Rajoy chiederebbe l’intervento dell’Efsf contemporaneamente a un rimpasto di governo. Ma torniamo all’euforia degli indici azionari: non vi ricorda il 2008, quando l’S&P 500 visse un rally del +18%, prima del tonfo di Lehman Brothers?

In effetti, le analogie non mancano. E nemmeno i brutti segnali. Guardiamoci in faccia e chiediamoci, per l’ennesima volta, cosa può realmente fare Mario Draghi? Tecnicamente, può comprare bonds sovrani sul mercato, nonostante questa pratica sia ormai ferma da diciassette settimane di fila a causa del “nein” tedesco. Quindi, prima difficoltà: Draghi è pronto ad andare incontro all’opposizione della Bundesbank, il cui presidente ha già detto che un nuovo intervento sul mercato secondario sarebbe «contro la democrazia»? No, non è pronto, visto che l’unico vero backstop europeo è rappresentato dalla Germania, la quale impuntandosi in caso di volontà dell’Eurotower di intervenire, svelerebbe al mondo il bluff e l’impotenza di Draghi. Questo, non dimenticando che nonostante il massiccio intervento sul mercato del debito sovrano dello scorso anno, la Bce ha perso il controllo dello stesso più e più volte in seguito.

 


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