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Economia e Finanza

SPENDING REVIEW/ L'assist di Napolitano ai tecnici

Mario Monti (Infophoto)Mario Monti (Infophoto)

Per aggiustare e riaggiustare lo sgangherato e crollante macchinone della scuola statale italiana tutti gli esperti, tutti i tecnici ministeriali e para-ministeriali sono pieni di idee, ma se provi a dirgli che la scuola pubblica non esce dalla sua crisi se non si pone fine al più presto alla sua gestione in regime di monopolio statale, allora quasi tutti innestano la retromarcia. 

E non solo gli statalisti dichiarati, ma zitti zitti anche molti di quelli che, in sede di nobile dibattito di idee, sono lucidamente schierati a favore della sussidiarietà e della libertà d’educazione. Occorre insomma una classe politica radicalmente rinnovata che si impegni su un progetto politico radicalmente nuovo; e sia pronta a sacrificarsi per questo poiché nel mondo, senza sacrificio, in fin dei conti non si fa niente di buono. A valle di tutto ciò c’è poi pure un problema di “filosofia” generale della pubblica amministrazione. 

Occorre passare – lasciandosi finalmente alle spalle una pessima tradizione dello Stato italiano – dal sistema delle norme «prescrittive», che pretendono di fissare da Roma in ogni dettaglio che cosa ugualmente si debba fare dappertutto (provocando perciò sempre maggiore burocratizzazione e inefficienza), a quello delle norme «proscrittive», che stabiliscono cioè che cosa non si deve fare lasciando poi che in ogni situazione chi ne ha la responsabilità scelga come liberamente muoversi all’interno del campo d’azione così definito.

Ad esempio fissare dei limiti di spesa da non oltrepassare lasciando poi a chi ne abbia la responsabilità il compito di decidere se spendere meno in taxi o in fotocopie. Oppure – per fare un altro esempio – non puntare al riordino delle autonomie locali calando dall’alto criteri astratti che poi diventano quasi sempre assurdi. Dare invece nella loro sfera a Comuni, Province ecc. la sovranità fiscale: un sistema che nei Paesi in cui viene già applicato dà sempre ottimi risultati. Implica infatti la libertà di prelievo entro una percentuale massima del prodotto del proprio territorio, ma anche l’alea della concorrenza con gli altri simili enti di governo locale: di qui una tendenza generale e permanente a spendere meno e spendere meglio. La revisione della spesa pubblica o si fa con sistemi del genere o sarà comunque un buco nell’acqua.

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