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SPENDING REVIEW/ L'assist di Napolitano ai tecnici

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Mario Monti (Infophoto)  Mario Monti (Infophoto)

Se si vanno a confrontare le “misure urgenti in materia di stabilizzazione finanziaria e di competitività economica” del 2010 con il provvedimento in tema di revisione della spesa pubblica che il governo Monti ha fatto passare la settimana scorsa, ponendo ancora una volta la fiducia, ci si ritrova in una versione ulteriormente riscaldata dello stesso insipido minestrone. Se ne è dovuto infine accorgere – osserviamo per inciso anche il presidente della Repubblica, grande patrono di questo governo, almeno a giudicare dalla lettera, resa pubblica ieri, che lo scorso 10 agosto aveva fatto inviare dal suo segretario generale Donato Marra al sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Antonio Catricalà.

Cambiano i governi, Berlusconi va in un angolo, i partiti vengono messi nel frigorifero, arrivano i “tecnici” bravissimi ed espertissimi, ma nella sostanza la musica è esattamente quella di prima. Con il sostegno dei sindacati corporativi e delle lobby di ogni genere che sono i loro alleati di sempre, i maestri del “cambiare tutto perché tutto resti come prima” restano imperterriti ai loro posti dimostrandosi sin qui più forti di tutti, tanto del pittoresco Cavaliere quanto del gelido Professore. 

In sede di elaborazione delle norme attuative ci pensano loro a buttare ogni eventuale novità nella macina romana che non solo la riduce in polvere, ma anzi si risolve in un’ulteriore crescita dell’accentramento burocratico nonché dello spreco di tempo e di denaro. Il peso degli interessi costituiti è quello che è, e non lo si può di certo sottovalutare. Si conferma tuttavia che dal fallimento di una classe politica si viene fuori soltanto se se ne forma un’altra capace di raccogliere attorno a un progetto di autentica riforma un vasto e solido consenso popolare. Dai “tecnici” non ci si può attendere niente di davvero innovativo. Sono necessari, ma nient’affatto sufficienti: se la (buona) politica li lascia soli essi, essendo al fondo conservatori per natura, tendono fatalmente a fare soltanto lavori di aggiustamento. 

I “tecnici” insomma non ci salveranno. Siamo ancora al livello – tanto per fare un esempio – dell’art. 6, comma 14 della legge n. 112 del 2010 ove si stabilisce che per l’acquisto di buoni taxi “le amministrazioni pubbliche non possono effettuare spese di ammontare superiore all’80 per cento della spesa sostenuta nell’anno 2009”. Prendo le mosse da questo minuscolo e ridicolo dettaglio perché pur nella sua esiguità è illuminante. Nel nostro Paese diventa nientemeno che una norma di legge statale valida da Tarvisio a Pantelleria, e da Formazza a Santa Maria di Leuca, ciò che insomma in una situazione normale potrebbe essere l’opportuno ordine di servizio neanche di un direttore generale bensì di un semplice capo-ufficio. Facciamo un altro esempio questa volta fuori dell’agenda del governo Monti, che al problema davvero fondamentale della scuola ha scelto di non pensarci nemmeno. 



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