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FINANZA/ 1. Ecco perché la Germania ha paura di aiutarci

Pubblicazione:giovedì 16 agosto 2012 - Ultimo aggiornamento:giovedì 16 agosto 2012, 8.36

Angela Merkel (Infophoto) Angela Merkel (Infophoto)

Per capire la politica economica tedesca è utile fare alcuni riferimenti letterari noti a tutte quelle che un tempo venivano chiamate “le persone colte”. Il più eloquente è il mito di Faust. Mentre in gran parte del resto d’Europa Faust (se non viene punito, come in Marlowe) viene redento, dopo aver fatto mandare Margherita al capestro, perché pentito, nei 12.000 versi del lavoro di Goethe, il protagonista commette anche reati più orrendi (si fa portare agli Inferi per copulare con Elena di Troia), ma, dopo un’atroce battaglia tra angeli e demoni, viene assolto per il bene che ha fatto al resto dell’umanità, reclamando terra arabile dal mare (i Paesi Bassi) e costruendo un sistema d’irrigazione che moltiplicava le rese agricole. È il “servizio” alla comunità alla base della ragione stessa d’esistere.

Nel libro Sulla libertà del cristiano, il tedesco del Nord Martin Lutero lo riassume in una frase: “Un cristiano è il Signore perfetto di tutti e non può essere suddito di nessuno, se è anche il perfetto servitore di tutti”. Oltre trent’anni fa, ne La genesi del capitalismo e le origini della modernità, Luciano Pellicani ha dimostrato come questo non fosse solo frutto del protestantesimo, ma che anche i tedeschi cattolici del Sud (e gli italiani del Nord prima della Controriforma e dell’Inquisizione) condividessero (e condividono ancora) questo teorema di base. Le strutture per fare uscire i poveri dall’indigenza create in Germania nel Rinascimento erano in gran misura modellate su quelle esistenti nei Comuni italiani sin dal Medioevo; mentre nel resto d’Europa, i poveri venivano cacciati fuori dalle mura della città, in Germania (come nei Comuni italiani) li si aiutava a darsi un mestiere o mettere su un’impresa perché potessero essere di ausilio anche agli altri.

I Buddenbrook di Thomas Mann prosperano sino a quando considerano la loro attività imprenditoriale come strumento per migliorare tutta la Repubblica Anseatica di Lubecca; entrano in decadenza quando perdono questo obiettivo e acquistano (a debito) una villa chiaramente a fini di ostentazione. Il senso del servizio alla comunità è così profondo che ha resisto alla secolarizzazione, al nazismo, al comunismo. Il New York Times di lunedì ha pubblicato una lunga inchiesta sulle piccole e medie imprese tedesche: quasi tutti gli imprenditori intervistati hanno affermato che più importante dell’utile di bilancio è trasmettere ai propri figli e al resto della comunità aziende migliori di quelle che hanno ereditato o creato.

In quest’ottica, una Germania, che ha da dieci anni la figlia di un Pastore luterano come Cancelliere e ha appena eletto un ex-Pastore luterano come proprio Presidente della Repubblica, non teme che una politica di bilancio o della moneta lassista inneschi una grande inflazione come ai tempi della Repubblica di Weimar: nel processo di unificazione (in cui ogni anno i trasferimenti ai Länder dell’Est erano dieci volte quanto veniva trasferito in Italia al Mezzogiorno) ha mostrato di sapere controllare l’andamento dei prezzi. Teme che, una volta aiutati a essere rimessi sul binario di conti pubblici sani e di adeguata produttività, gli Stati beneficiari di trasferimenti dal resto dell’eurozona riprendano a pensare unicamente a sé stessi e non al resto della comunità che stanno contribuendo a creare. È a queste preoccupazioni che l’Italia deve dare risposta se spera che prima o poi si arrivi a eurobonds per mutualizzare parte del debito pubblico.


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