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Economia e Finanza

FINANZA/ 1. Ecco perché la Germania ha paura di aiutarci

GIUSEPPE PENNISI prova a spiegarci le origini delle scelte di politica economica della Germania. Un modo per capire come mai abbia paura ad aiutare paesi come l’Italia

Angela Merkel (Infophoto)Angela Merkel (Infophoto)

In questi giorni, a cavallo della Festa dell’Assunta, sono uscite notizie contraddittorie sulla politica economica tedesca (e sul futuro). In primo luogo, il saldo attivo della bilancia commerciale della Repubblica Federale è il maggiore del mondo, supera pure quello della Cina; la determinante principale è, senza dubbio, l’efficienza e l’innovazione tecnologica al di là delle Alpi e del Reno, ma un apporto alla performance dell’export tedesco è anche dato dalla valutazione internazionale dell’euro che sarebbe maggiore dell’attuale se del convoglio non facessero parte anche i malmessi Piigs (Portogallo, Irlanda, Italia, Grecia, Spagna). Quasi in parallelo, i dati sulla contabilità economica nazionale tedesca affermano sì che nel secondo trimestre la crescita della Repubblica federale ha accusato un rallentamento, ben inferiore, però, alle aspettative. Nel complesso, nel 2012 la Germania segnerà un aumento del Pil dell’1,5%, nonostante il resto dell’eurozona ristagni o sia in recessione.

In secondo luogo, il giurista Markus Kerber (Università di Berlino) ha fatto ricorso alla Corte costituzionale tedesca tirando in ballo un procedimento pendente presso la Corte di giustizia europea a proposito della compatibilità del Fondo salva-Stati (nelle sue varie forme) con i trattati fondamentali dell’Ue e dell’eurozona. In primo momento, si è pensato che ciò avrebbe implicato un rinvio di numerosi mesi della decisione della Corte Costituzionale tedesca. In un secondo, gli stessi togati di Karlsruhe hanno smentito questa ipotesi.

Il primo agosto, uno dei più noti economisti polacchi, Marek Dabrowski, ha pubblicato un saggio di spessore sulla crisi dell’eurozona in cui, tra l’altro, si ricorda un punto che dovrebbe essere noto a tutti coloro che hanno partecipato ai negoziati sull’unione monetaria: la Banca centrale europea (Bce) e le sue regole sono l’esito di un compromesso tra posizioni molto distanti - un equilibrio delicatissimo che può saltare (e con esso l’intero edificio) se si tenta di modificarlo. Detto questo, i due punti di cui sopra si aggiungono a tante altre incomprensioni sulla politica economica tedesca, sui suoi obiettivi e sui suoi strumenti.

Lo sostiene, meglio di tutti, uno storico dell’Università di Harvard, Steven Ozment, nel libro recente The Serpent and the Lamb. Siamo usi a leggere la Germania attraverso il tentativo nazista di conquista e colonizzazione dell’Europa: 15 anni su oltre 2000 anni di storia. Dimentichiamo che nel quarto secolo dopo Cristo, lo stato maggiore dell’Esercito imperiale romano era interamente formato da germanici che solo un paio di secoli prima erano ancora considerati “barbari”, ma si erano mostrati più efficienti e più efficaci dei romani. Ignoriamo come l’economia sociale di mercato (e le assicurazioni sociali) siano nate nella Germania guglielmina di Bismarck. Non teniamo conto del grande contributo tedesco al pensiero europeo, anche in materia di economia e politica economica.