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FINANZA/ 2. I nuovi numeri che fanno tremare l’Europa (e l'Italia)

Pubblicazione:giovedì 16 agosto 2012

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Secondo lo studio, il settore del cabotaggio marittimo greco è sotto forte pressione per il quarto anno consecutivo a causa di molti fattori negativi. Gli operatori si trovano ad affrontare un forte calo dell’attività che su alcune rotte - nel periodo 2009-2011 - è stato di circa il 15% per i veicoli e quasi il 25% per il traffico passeggeri e la tendenza al ribasso continua. La situazione è aggravata dall’incremento del costo del carburante che costituisce più del 50% delle spese operative quotidiane dei traghetti. A ciò si aggiunge il fatto che il governo greco - per mancanza di fondi - ha rinviato l’erogazione di sovvenzioni per le rotte non redditizie per periodi che arrivano sino a otto mesi.

E tanto per non farci mancare niente, ecco la perla. La Federazione degli insegnanti delle scuole primarie (Doe) greche ha lanciato l’allarme sul serio rischio che, per mancanza di finanziamenti statali, il prossimo inverno molte scuole non saranno in grado di pagare la sempre più costosa bolletta del gasolio per il riscaldamento. La Doe, come riferiva la stampa di Atene, in un suo comunicato ha reso noto che la prima rata dei fondi pubblici destinati alle scuole lo scorso anno scolastico è già stata tagliata di un terzo. La seconda rata, che era attesa lo scorso aprile, deve essere ancora pagata, ma - ha aggiunto la Doe - se i tagli andranno avanti di questo passo «è certo che le scuole non saranno in grado di acquistare il gasolio di cui hanno bisogno per l’inverno». Nella nota del Doe si critica inoltre il fatto che il governo abbia assunto soltanto 200 nuovi insegnanti a fronte dei quasi 5mila che, secondo il sindacato, sono andati in pensione negli ultimi tempi.

Ma grazie a Dio, non c’è solo la Grecia. La quale, di fatto, è un caso limite. Forse. Martedì il premier spagnolo, Mariano Rajoy, ha infatti annunciato che la Spagna non ha ancora preso alcuna decisione sul ricorso allo scudo anti-spread e non ne prenderà fino a quando non vi saranno dettagli chiari sul piano di aiuti da parte della Banca centrale europea. A stretto giro di posta, la risposta del Commissario Ue, Olli Rehn, il quale ha confermato che «non c’è ancora alcuna decisione della Spagna su un’eventuale richiesta di aiuto, ma Madrid è aperta a una possibile richiesta. L’Ue è pronta ad agire, se c’è una richiesta». Insomma, sarà salvataggio o no? L’unica certezza, comunicata dalla Banca di Spagna, è che gli istituti iberici hanno preso in prestito a luglio dalla Banca centrale europea 375,5 miliardi di euro, un nuovo record dopo i 337,5 di giugno. Insomma, le banche spagnole sono morte senza le continue trasfusioni dell’Eurotower. Dall’inizio dell’anno, poi, la Spagna ha ottenuto prestiti per 257 miliardi di euro, di fatto inesigibili e non ripagabili. Siamo alla sindrome di Stoccolma, la Spagna è felice ostaggio della Bce ed entrambi sanno che continueranno a vivere solo se tutti i due continuano a resistere.

In compenso, la Spagna non avrà ancora deciso se chiedere o meno il salvataggio, ma ha già approntato un piano per infliggere perdite immediate tra il 50% e il 70% verso i correntisti che hanno acquistato prodotti ad alto rendimento (e quindi ad alto rischio), salvo ripagarli in pieno dell’investimento nell’arco di 4-6 anni, grazie ai soldi comunitari per la ricapitalizzazione. E chi è stato il campione di collocamento di quei prodotti degni di un hedge fund londinese? Bankia, la banca del Real Madrid, che ne ha distribuito per il controvalore di 3 miliardi di euro tra 80mila clienti desiderosi di rendimenti quasi a doppia cifra e che se ora pagheranno in conto, in un futuro prossimo si vedranno rimborsati con i soldi di tutti noi. Alla faccia del rischio di mercato.

Buone notizie per le banche italiane, invece, le quali a luglio hanno ricevuto dalla Bce prestiti per 283 miliardi, “solo” 2 miliardi in più rispetto a giugno. Ma si sa, qual è il problema? Lo schema Ponzi prevede che le banche possano continuare a emettere bonds con garanzia governativa, motivo per cui il nostro debito pubblico lunedì ha sfondato un nuovo record. Evviva! Ma la situazione, cari lettori, comincia a scricchiolare a livello generale. Se è vero come è vero che la Germania ha emesso BuBills a sei mesi per 3,7 miliardi pagando un rendimento negativo record al -0,499%, è altrettanto vero che la domanda è scesa da 1,7 volte rispetto l’offerta a 1,3 volte e che il rendimento del Bund a 10 anni è passato dall’1,38% all’1,40% in un solo giorno, sintomo che si comincia a scaricare i titoli tedeschi a lunga scadenza e a soppesare il fatto che il contagio potrà toccare anche Berlino.


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