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FINANZA/ 2. I nuovi numeri che fanno tremare l’Europa (e l'Italia)

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Cartoline (estive) dall’Europa dell’austerity. Rinfrancati dal fatto che la Corte costituzionale tedesca non prenderà ulteriore tempo per esprimesi sulla legittimità del fondo salva-Stati permanente Eam (sarebbe stato francamente troppo, a quel punto anche il club filatelico di Colonia e quello del tutela del wurstel di Amburgo avrebbero potuto accampare ragioni in nome della democrazia e chiedere un rinvio), tocca prendere atto di una serie di poco edificanti esempi di come stia evolvendo la crisi.

Martedì la Grecia ha raccolto 4 miliardi di euro collocando titoli di Stato a tre mesi, con rendimenti in rialzo al 4,43% dal 4,28% della precedente asta. Un conto salato ma necessario, ben 3,2 miliardi dei 4 raccolti servono infatti per ripagare i bond ellenici in pancia alla Bce che scadono il 20 agosto. Per Atene una scelta obbligata, dopo il rifiuto dei partner dell’eurozona di concedere un prestito ponte finalizzato a rimborsare i titoli di stato in pancia all’Eurotower. Peccato che, al netto del fatto che così agendo Atene aumenta lo stock di debito invece di ridurlo come voluto dalla troika, la Bce si farà sì rimborsare il bond ma avendo aumentato la disponibilità di intervento della Banca centrale greca presso l’Ela fino a 7 miliardi, ci troviamo comunque di fronte a un chiaro schema Ponzi. Ma tant’è.

In compenso, inizia lo shopping a prezzo di saldo. Porti turistici in gestione a terzi, per fare cassa: in Grecia un apposito comitato interministeriale ha dato l’ok al fondo di privatizzazione del Paese (Taiped) per rilasciare, nell’ambito del programma del governo di coalizione per rimpinguare le casse statali, concessioni a eventuali investitori per la gestione di 23 piccoli porti e marine su tutto il territorio nazionale. Nel gruppo dei porti che saranno dati in appalto figurano anche quelli dell’isola di Zante (Zakintos), Katakolon (a Sud di Patrasso) e Argostoli (sull’isola di Cefalonia) e i porticcioli turistici di Glyfada, sobborgo meridionale di Atene e su un certo numero di isole e località balneari. Porti e marine continueranno a funzionare normalmente finché non si troveranno gli investitori. Venerdì scorso, lo stesso comitato governativo per le privatizzazioni aveva approvato la vendita di azioni dello Stato del servizio postale ellenico (Elta) e dell’industria automobilistica statale (Elvo). Ma non solo. Alcune compagnie greche di navigazione costiera (quelle che gestiscono i collegamenti con i traghetti da e per le isole) potrebbero chiudere i battenti nel giro di pochi mesi a causa delle pesanti ristrettezze economiche in cui si trovano a operare a causa del prezzo troppo elevato del carburante e degli aumentati costi di manutenzione delle navi uniti al crollo del traffico passeggeri. Lo riferiva la stampa ateniese citando i dati del rapporto annuale redatto dalla compagnia di consulenza d’affari ellenica Xrtc.



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