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TASSE/ Corbetta (Bocconi): vi spiego quando Monti potrà tagliare l'Irpef

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Mario Monti (Infophoto)  Mario Monti (Infophoto)

TASSE, MONTI SMENTISCE IL TAGLIO DELL'IRPEF Nessun taglio dell’Irpef in vista. Anche se “un fisco meno gravoso è una sacrosanta esigenza per i contribuenti onesti”, nonché un obiettivo tra i più importanti”, il governo non vuole fare “promesse irrealizzabili”. Ha smentito così il presidente del consiglio Mario Monti l’articolo con cui La Repubblica di ieri annunciava in prima pagina "Monti studia il taglio dell'Irpef". “Non ho voluto smentire il giorno stesso”, ha spiegato il premier, “per non amareggiare il Ferragosto degli italiani. Per serietà, devo però precisare che il governo non ha attualmente allo studio un provvedimento di questo genere. Il carico fiscale sulle persone fisiche e sulle imprese in Italia è senz'altro eccessivo, ma in questo momento l'attenzione per il riequilibrio della finanza pubblica non può essere allentata”.

«Un modo elegante per dire che per ora non si può procedere a una riduzione dell’Irpef né per le famiglie, né per le imprese» è il commento di Guido Corbetta, docente di Strategia aziendale dell'Università Bocconi e titolare della cattedra AIdAF, Alberto Falck di Strategia delle aziende familiari. «La necessità di procedere alle riduzioni delle aliquote Irpef è ben chiara e Monti lo sostiene da tempo», spiega Corbetta, «ma il premier ha ribadito che ora non è il momento opportuno per procedere. Anche perché la crescita del debito certificata a fine giugno dalla Banca d’Italia (1.972,9 miliardi di euro, ndr) conferma che non è così semplice invertire le tendenze». Probabilmente, secondo Corbetta, il premier ha valutato come priorità quella di «focalizzare l’attenzione sulla riduzione del debito pubblico, un tema che va affrontato. Anche perché a luglio il debito è cresciuto mentre il Pil sta diminuendo, per cui il rapporto debito/pil sta continuando a crescere. Banale, ma è così. La mia previsione è che, non appena il governo avrà a disposizione qualche dato concreto sui risultati della lotta all’evasione fiscale e sull’inversione di tendenza nell’andamento del debito, potrà cominciare a ragionare anche sulla riduzione delle imposte».



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