BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

FINANZA/ 1. Italia, l’"ultimatum" di settembre

Pubblicazione: - Ultimo aggiornamento:

Infophoto  Infophoto

“Che cosa ci vuole per uscire dalla crisi? Ci vuole tempo, non meno di 5-7 anni per assorbire gli eccessi della stagione del credito facile, digerire il debito e ripartire. Le scorciatoie, come dimostrano gli scarsi risultati finora raccolti da governi e banche centrali, non portano a nulla”. Parla così Gary Shilling, forse il più irriducibile pessimista tra gli osservatori di Wall Street, che per anni predicò invano i rischi che comportava la bolla immobiliare. “Sapete cosa vogliono Angela Merkel, Mario Draghi o François Hollande? Cari investitori, vogliono i vostri soldi. Fanno progetti, programmi, vi lasciano credere che sia allo studio un piano per il risanamento delle finanze di Italia e Spagna. In realtà vogliono che voi mettiate i soldi al posto loro. E così vi nascondono la realtà: non solo Italia e Spagna non possono reggere tassi tra il 6% e il 7%, ma anche una sovrattassa del 4% è insostenibile”. È il senso di un intervento senza peli sulla lingua di Bill Gross, il più importante gestore del mondo di titoli di debito (Pimco, la società che lui dirige, ha un patrimonio di 230 miliardi di dollari investiti nel reddito fisso), sul Financial Times.

Queste opinioni, largamente condivise tra i grandi operatori, servono a inquadrare la congiuntura, tutt’altro che allegra, ma che non ha portato a quelle tragedie che molti paventavano per il mese di agosto. In realtà, nessuno si fa illusioni su interventi taumaturgici da parte delle banche centrali. L’economia internazionale segna il passo, in assenza di locomotive che abbiano sufficiente energia per trainare il convoglio. Rispetto al primo atto della crisi, quello seguito al crac di Lehman Brothers, la Cina e gli altri emergenti hanno meno margine di manovra. Anche se, per evitare di arrivare al cambio dei vertici di ottobre in piena crisi, i governanti di Pechino continuano a mandare messaggi rassicuranti ai mercati. E altri già sono passati dalle parole ai fatti: il Brasile ha avviato un piano di investimenti da 66 miliardi di dollari, mentre i vicini del Sud America, dalla Colombia al Cile, puntano a indebolire le valute nazionali per rilanciare l’export. Ma non è il caso di scherzare con le valute: gli Stati Uniti guardano con crescente nervosismo all’indebolimento dell’euro che sta favorendo il made in Germany.

Insomma, come dice Shilling, l’unica medicina convincente sembra essere il tempo. Purché, nel frattempo, il mondo osservi la cura giusta. Intanto, nell’attesa che i politici/medici scelgano la terapia, non resta che affidarsi ai banchieri centrali/chirurghi. Si attende con interesse, ma senza spasmodica tensione, l’intervento di Ben Bernanke il 31 agosto a Jackson Hole: di sicuro il presidente della Fed aprirà la porta a nuovi stimoli, ma nessuno pensa che la Fed abbia in mano, a tre mesi alle elezioni Usa, una bacchetta magica capace di avviare la svolta. Pochi giorni dopo, il 6 settembre, la Bce spiegherà con maggiori dettagli la natura del suo intervento sui mercati. Per quella data, forse, Madrid avrà già compiuto il grande passo chiedendo il sostegno dello scudo Efsf.



  PAG. SUCC. >


COMMENTI
17/08/2012 - Ahi serva Italia.... (Carlo Cerofolini)

La situazione è grave ma non è seria visto che chi ci governa (?), nonostante i disastri combinati con una cura completamente errata, fatta di tasse e ancora tasse, che ci porta alla rovina, continua su questa strada e così, soprattutto la Germania, ci aspetta al varco per ridurci a colonia. Ciò detto a questo punto sono, purtroppo, quanto mai appropriate le parole del Sommo Poeta Dante: "Ahi, serva Italia di dolore ostello nave senza nocchiere in gran tempesta....."

 
17/08/2012 - I FALSI ANALISTI (ANTONIO DE BONIS)

Dov'era Shilling, Gross quando hanno creato la bolla USA? chi ha creato l'affare Lehman Broters, non certo l'Europa di Draghi, Merkel ed altri. Ora chi ha paura dell'Europa e di un Euro debole? Certamente sono altri, sono proprio quegli Americani che prima hanno assorbito capitali sonanti in cambio di patacche, adesso hanno paura della concorrenza che l'euro potrebbe creare. Purtroppo i nostri Amici Europei non hanno capito bene l'importanza dell'unione sia monetaria che politica, oppure sono al soldo degli americani. Se i Governati Europei capissero l'importanza strategica dell'Unione EU, anche con un EURO più debole, questo gioverebbe di più ai nostri mercati ed alla nostra industria è sono sicuro che il mondo intero industrializzato o emergente comincerebbe a tremare. Non ci sarebbe Cina o altri che tengano, oggi questi ridono e crescono sulle nostre disgrazie pregando che l'EURO salta in modo che loro ingrassano. Io non sono un analista finanziario ne tanto meno uno stratega geopolitico sono un semplice cittadino che cerca di ragionare con la testa. EUROPA APRI GLI OCCHI PRIMA CHE SIA TROPPO TARDI.