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venerdì 17 agosto 2012
Ma come, le economie di mezzo mondo sono in recessione, anche la locomotiva cinese rallenta, eppure il prezzo del petrolio sale in area 115 dollari al barile? Geofinanza allo stato puro. Il prezzo dell’oro nero, infatti, è completamente scollegato dai fondamentali ed è entrato in rally grazie a tre variabili che la speculazione sta già prezzando, in onore dei contratti futures e della vergognosa possibilità di operare sulle commodities senza voler realmente acquisire il materiale (imponiamo l’obbligo di consegna e vedrete che, per magia, la speculazione sulle materie prime scomparirà, dopo che qualche bell’ufficio della City verrà invaso da barili di greggio o sacchi di soia tra gli sguardi increduli di operatori e clienti).
Eccole: certezza di un nuovo stimolo a livello globale delle banche centrali (Fed in testa), timori per un attacco israeliano all’Iran che destabilizzi il Medio Oriente e preoccupazioni riguardo gli approvvigionamenti dal mare del Nord. Come spiegare, altrimenti, un aumento del 30% del prezzo in sei settimane in queste condizioni generali? Quindi, si gioca. Da un lato stando long sui futures o, magari, piazzandosi short, visto che nessuno di questi tre fattori può definirsi una scommessa sicura e se verrà meno il prezzo potrebbe crollare in tempi rapidissimi. Insomma, il mercato è in decoupling sui fondamentali, basando la propria forza su fattori che sono tutt’altro che garantiti. A metà del 2008, subito prima l’esplosione della crisi, il petrolio toccò il massimo storico di 147 dollari al barile, salvo crollare a 36 dollari solo sei mesi dopo. Insomma, oggi come allora i livelli sono ben superiori al range tra i 50-80 dollari che viene visto come un floor naturale per il prezzo del petrolio: certo, i lavori di manutenzione previsti a settembre nel mare del Nord porteranno con loro un taglio del 17% della produzione di streams britannici e norvegesi, ma i timori appaiono sovrastimati, visto che il periodo di calo appare molto limitato e a fronte di una domanda reale per la crescita che da qui a tre mesi non appare certo destinata a esplodere.
C’è poi la disputa tra Iran e Israele, con quest’ultimo pronto a un attacco prima delle elezioni presidenziali Usa di novembre e Teheran che minaccia di chiudere lo stretto di Hormuz, da dove passa un quinto dell’export petrolifero mondiale, se verranno colpiti. Ma perché dovrebbe farlo, Teheran? Da Hormuz passa anche il suo di petrolio e il resto dell’export, inoltre i caccia statunitensi sono a distanza ravvicinata, quindi difficilmente un blocco potrebbe durare molto. E, invece, guarda caso, mercoledì il blogger israelo-americano Richard Silverstein ha pubblicato sul suo sito “Tikun Olam” (“Riparare il mondo”, in ebraico) un estratto di un presunto dossier che gli sarebbe stato dato da una fonte israeliana di alto livello, che a sua volta l’ha ricevuto da un ufficiale delle Forze di Difesa israeliane. Il documento è stato passato perché, secondo la sua fonte, «questi non sono tempi normali e temo che Bibi (Netanyahu, premier d’Israele, ndr) e Barak (ministro della Difesa, ndr) facciano maledettamente sul serio».
Caro signor Bottarelli, la leggo da lungo tempo e apprezzo moltissimo i suoi scritti. Spesso è per me una vera scuola. Ho però notato una cosa: mi diletto a giocare, piccole cifre, col Forex e ogni volta che gioco contro le sue previsioni guadagno dei soldini. Pochi, me li riperdo subito in altre avventure...certo che ora sto comperando oro (contro euro) e petrolio. Spero non sia la volta che Lei ci indovini! Cordialità, Candide
Anche uno sprovveduto capirebbe che i termini di acquisto imposti per legge in borsa non li puo' fissare un unico stato, ma deve essere il risultato di un'azione comune per lo meno di tutti i membri del G20. Peccato che il PD e SEL non ci arrivino...
Non sarò io a criticare lo strumento dei futures soprattutto di fronte ad uno che dice (e lo ripeterà fino alla morte) che sono fondamentali, ma la soluzione proposta mi sembra collida con la definizione stessa di “future” come contratto con cui un soggetto si impegna a comprare o vendere uno strumento finanziario - o un altro asset - secondo i termini e le modalità fissate al momento della stipula. Bottarelli vuole che un governo imponga d’ufficio determinati termini e modalità a contratti tra privati? In Italia ne avrà la possibilità l’anno prossimo: basta che voti PD o SEL.
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