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IL CASO/ Germania-Draghi, la resa dei conti si avvicina

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Mario Draghi (Infophoto)  Mario Draghi (Infophoto)

Nonostante il clima agostano, anche sui mercati, con i volumi schiantati sia al di qua che al di là dell’Atlantico, nessuno si illudeva che il dibattito sulla sopravvivenza dell’euro, sulla situazione dei debiti dei paesi periferici e infine sul ruolo della Bce fosse finito. A confermare questa tesi, peraltro abbastanza condivisa, ci hanno pensato ieri due parlamentari tedeschi della maggioranza che sostiene la Merkel, che tra le altre cose hanno definito la Bce di Mario Draghi una bad bank, hanno chiesto una redistribuzione del peso dei voti nella Banca centrale europea e infine un diritto di veto tedesco su tutte le decisioni. In pratica, la tesi è questa: visto che garantiamo per tutti e siamo i maggiori creditori, allora decidiamo noi, e nessun altro per noi, come usare i soldi.

A mercati chiusi è stata invece direttamente la Merkel a inserirsi nella discussione con un paio di contributi. Il primo è che la Germania è decisa a fare tutto il possibile per mantenere l’euro. Il secondo, riguardo la possibilità che la Bce acquisti bond sul mercato, è che, secondo la Merkel, le recenti decisioni della Bce hanno chiarito che l’Eurotower richiede azioni politiche come condizione per uno sviluppo favorevole dell’euro; in pratica, in cambio di aiuti la Bce richiede alcune condizioni tra cui si presume il rispetto di alcuni parametri di deficit e rientro del debito.

Osservati attentamente, gli sviluppi di ieri non implicano particolari novità rispetto all’ultimo discorso di Draghi. I proclami di difesa dell’euro non sono mai mancati da parte di nessuno né quando la Grecia era sull’orlo del fallimento, né quando lo spread italiano stava a 550. Anche l’idea che gli aiuti siano condizionati al rispetto di impegni precisi non sembra una particolare novità dato che è la costante dall’inizio della vicenda greca. Se queste non sono le novità occorre cercare altro per spiegare la performance di Italia e Spagna, sia sui mercati azionari che su quelli del debito, dal discorso di Draghi e in particolare la forza che il mercato spagnolo mostrava ieri, con il mercato azionario in rialzo del 4% e il rendimento del decennale sceso di 11 punti base.

Cominciando dalla parte più facile, ieri il mercato spagnolo ha festeggiato i rumours di un imminente arrivo di una parte dei 100 miliardi di euro per il salvataggio del sistema finanziario a cominciare da 30 miliardi per Bankia, anche se, dichiarava il portavoce della Commissione europea, la Spagna non aveva ancora presentato una richiesta formale. Quest’ultima non è arrivata perché le discussioni sulle perdite che subiranno gli investitori spagnoli che detengono azioni o bond subordinati delle banche oggetto di salvataggio non sono ancora conclusi.



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COMMENTI
17/08/2012 - Achtung Hitler vinse x le troppe tasse (Carlo Cerofolini)

In un'intervista rilasciata nel 1932 al quotidiano La Stampa di Torino Hitler affermò che le sue schiere si sarebbero ingrossate a causa delle troppe tasse e che non si sarebbe usciti dalla crisi con misure economiche né nazionali né internazionali. Previsione azzeccata, tanto che di lì a poco salì al potere e tutti sappiamo come andò a finire (molto male). Ora anche se spesso quando e se la storia si ripete, se la prima volta è stata una tragedia la seconda è una farsa, è bene comunque che su quanto sopra tutta l'Ue, con il testa la Germania, riflettano, prima che la situazione esploda.