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IL CASO/ Negli Usa va in scena la "vendetta" contro la finanza

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Qualcuno può pensare che siamo di fronte a una specie di “resa dei conti”, ma una simile immagine sembra inappropriata e velleitaria. Altri, più realisticamente, ritengono che siamo di fronte a un'inversione di tendenza. A che cosa ci si riferisce con queste considerazioni? A una serie di azioni giudiziarie che, in diverse parti del mondo, vengono prese contro il sistema finanziario internazionale. Da più di un anno la procura della Repubblica di Trani ha indagato sulle agenzie di rating americane, Moody's e Standard&Poor's, arrivando a formulare, in base a una precisa tempistica, l'accusa di aggiotaggio. Ma adesso la vicenda per le due grandi “regine” del rating si complica ulteriormente.
Questa volta l'azione giudiziaria arriva direttamente dal cuore della finanza mondiale, da un tribunale degli Stati Uniti. Moody's e Standard&Poor's dovranno difendersi dall'accusa di frode per aver assegnato rating inflazionati a titoli venduti da Morgan Stanley e garantiti dai mutui subprime. Lo ha stabilito il giudice distrettuale Shira Scheindlin, respingendo il ricorso delle due agenzie di rating di liquidare il caso e accettando così la richiesta di investitori istituzionali, fra cui l'Abu Dhabi Commercial Bank, avviata nel 2008.C'è qualche cosa ancora di più “velenoso” che è poi partito sempre dagli Stati Uniti. Lo Stato di New York e quello del Connecticut, tramite i loro rispettivi ministeri della giustizia, hanno chiamato a comparire sette banche nell'ambito delle indagini sulle manipolazioni del Libor. Secondo una fonte le sette banche sarebbero: Jp Morgan Chase, Barclays, Rbs, Hsbc, Citi, Deutsche Bank e Ubs. Si fa notare, nelle note di agenzia, che New York e il Connecticut sono gli unici due Stati che stanno indagando.
Ma su tutta la vicenda, che sembrava in un primo momento una scelta scellerata della sola inglese Barclay's, stanno già indagando da tempo le autorità federali e quelle di vigilanza. Inoltre, altre indagini si svolgono in numerosi Paesi.Sembra quasi una notizia “tecnica” o per “iniziati”. Ma lo spessore e l'importanza di questa incursione della giustizia nel mondo finanziario sono invece molto importanti. E' d'accordo con questa valutazione James Charles Livermore, che è un operatore finanziario internazionale, che conosce bene la City londinese e ha rapporti con tutti gli operatori del mercato finanziario nel mondo.Dice Livermore: “Le accuse sono pesanti e gravi. Vedo che c'è in giro nel mondo finanziario una certa preoccupazione di carattere mediatico. Insomma, gli addetti ai lavori vorrebbero che, di queste cose, se ne parlasse di meno sui giornali e sui media in generale”.

Ma che significato preciso hanno queste azioni giudiziarie nei confronti di alcuni “santuari” della finanza internazionale, dopo tutti questi anni?

Cominciamo con uno sguardo ironico sull'intera vicenda. C'è infatti un lato ironico nel fatto che tutto questo accada nel mese di agosto, quando da decenni la finanza ha abituato tutti a raid devastanti e a operazioni piuttosto discutibili, sotto molti aspetti. Questa volta il “generale agosto” sembra segnato da una sorta di vendetta della  politica contro la finanza.

E' abbastanza sorprendente che tutto questo, dopo il caso della procura di Trani e di altri organismi di vigilanza di alcuni Paesi, avvenga negli Stati Uniti, nel cuore del sistema finanziario mondiale.

Lei sta dimenticando un fatto molto importante. A novembre negli Stati Uniti si va a votare e questo tipo di operazioni servono, anche solamente per fare cassa, diciamo così con un eufemismo. Parlando della prima questione, quella delle agenzie di rating, si può affermare che ormai si è valutata bene l'esistenza di questo problema. Lo ha detto anche Mario Draghi nella sua deposizione alla Procura di Trani. Solo che queste accuse sono difficilmente dimostrabili, sono tecnicamente difficili da formulare.

Scusi, ma per quale ragione?

Indubbiamente a Trani hanno fatto un buon lavoro, formulando un'accusa in base a una tempistica precisa. Si potrebbe anche ricordare che i “tagli” alla Grecia e alla Spagna sono sempre arrivati dalle agenzie di rating alla vigilia di “decisivi” meeting o summit europei. Forse qualcuno non ci ha fatto caso, oppure se lo è dimenticato. Ma in tutti i casi, queste grandi “regine del rating” hanno la risposta facile, pronta e semplice. Dicono, in sostanza, che loro sono come delle “case editrici”, che formulano dei pareri, delle opinioni e non dei giudizi, tanto meno giudizi vincolanti. E come  si può negare la possibilità di esprimere una sua opinione?

Il problema è che quando queste “opinioni” vengono lanciate, tutte, o quasi tutte, le banche del mondo adeguano i loro criteri di gestione e operatività a queste “opinioni” delle sedicenti “case editrici”.



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