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DRAGHI-DAY/ Parte il conto alla rovescia per l'euro

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La recessione è stata aggravata dalle politiche di rigore finanziario. Su questo non c’è dubbio. Erano necessarie, senza di esse paesi come la Spagna e l’Italia sarebbero falliti. Vero, ma ciò non riduce il loro impatto negativo sulla crescita. Il problema, allora, è che mentre i paesi troppo indebitati avviavano il loro processo di rientro, non c’era nessun altro in grado di sostenere la congiuntura. Avrebbe dovuto farlo la Germania. È il rimprovero che Geithner ha rivolto a Berlino. Il governo può spingere il piede sull’acceleratore perché il bilancio pubblico è sotto controllo e in questi anni il Paese ha accumulato un avanzo della bilancia estera colossale, superiore, in rapporto al prodotto lordo, persino a quello cinese. È avvenuto per la forza delle sue esportazioni, ma anche grazie all’euro, come spiega Krugman. È giunta l’ora di mettere questa ricchezza accumulata a disposizione dell’intera eurozona, non per fare la carità, ma per sostenere la stessa economia tedesca che è in rallentamento e rischia anch’essa di finire in recessione.

La disoccupazione è il flagello che si spande nell’intera Europa, anche quella fuori dall’euro. Per batterla occorre anche in questo caso una ben fornita cassetta degli attrezzi. La banca centrale deve spingere ancora più in basso i tassi di interesse. I paesi che se lo possono permettere debbono allentare le redini fiscali. Tutti hanno bisogno di mettere in campo un bouquet di incentivi di varia natura per stimolare gli investimenti privati. Ma sopra ogni cosa conta cambiare le aspettative: è la leva che avvia la macchina dello sviluppo. L’economia, a questo punto, lascia il posto alla politica.



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