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FINANZA/ Meglio uscire dall’euro, lo dice la matematica

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Cosa concludere da questi studi? Il presupposto di questo aspetto della teoria dei giochi è la non conoscenza del comportamento dell’altro, che si risolve in una non-cooperazione. Secondo una prospettiva sociale, la non conoscenza stimola la paura, rende quasi ragionevole la sfiducia. E qui siamo di nuovo al cuore della questione: la mancanza di fiducia.

Non a caso, dal dibattito politico è completamente scomparsa la sussidiarietà. Il tema oggi dominante è quello della crisi, e qualsiasi argomento a essa connesso. La crisi ha messo in discussione la solidarietà, perché in Europa il principio che vige è quello della competitività, anche laddove occorrerebbe solo solidarietà. E senza solidarietà, lo spazio per la sussidiarietà si riduce a zero. Se non vogliamo ridurci come tanti don Chisciotte della Mancia a combattere contro i mulini a vento, non dobbiamo opporre la sussidiarietà alla crisi, ma dobbiamo battere prima la crisi. E la strada è una sola: quella della speranza, coltivare speranza perché cresca la fiducia.

“Lo scambio è un’azione sociale; il denaro è un meccanismo sociale; è una misura pubblica del valore, l’unità del quale non è una moneta e neppure un biglietto, ma tutte le monete e i biglietti a corso legale all’interno di una nazione sommati insieme; il denaro, per esse equo, deve essere di una quantità stabile; la stabilità può essere assicurata soltanto dalle regole e dall’autorità nazionale; se vuoi prosperità devi aver fiducia che il governo nazionale conservi la Misura del Valore; se non ti fidi del governo, puoi certamente conservare la misura della moneta nelle tue tasche, ma non potrai assicurarti i profitti che essa potrebbe farti guadagnare; e perseverare in questo stato di cose porterà gli altri, e probabilmente anche te stesso, alla rovina”. Questo scriveva Alexander Del Mar, nel 1899, nella sua opera “Storia dei crimini monetari”.

“Se vuoi prosperità devi aver fiducia che il governo nazionale conservi la Misura del Valore”. Come avere fiducia, se la speranza non è un’esperienza concreta? Come fare questa esperienza, senza una esperienza di solidarietà? Occorre una “societas”, in cui gli uomini si riconoscano “soci”, cioè amici. Che qualcuno avvisi Monti. O almeno si sparga la voce.

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