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Economia e Finanza

GEOFINANZA/ I guai che gli Usa vogliono nascondere

Timothy Geithner (Infophoto)Timothy Geithner (Infophoto)

Insomma, numeri alla mano gli Stati Uniti infrangeranno il tetto di debito un’altra volta e ben prima della fine dell’anno, potenzialmente in autunno e in piena campagna elettorale per le presidenziali. Al 30 settembre 2012, stando alle previsioni del Treasury, il debito sarà di 16.132 miliardi di dollari, mentre al 31 dicembre sarà di 16.448 miliardi di dollari: tanto per dare un’idea, il tetto di debito è fissato a 16.394 miliardi. Inoltre, il totale del debito contratto dagli Usa nella seconda metà del calendario del 2012 è stimato in 592 miliardi di dollari, mentre le necessità di finanziamento sono attese a quota 603 miliardi di dollari. E ancora, il totale del debito contratto nel quarto trimestre è stimato in 316 miliardi di dollari più del previsto, maggiore sia del terzo (276 miliardi) che del quarto (310 miliardi) trimestre. Per l’intero calendario fiscale 2012, il debito contratto dagli Usa è stimato in 1.165 miliardi di dollari, contro i 1051 dell’intero 2011. In parole povere, il 2012 vedrà un incremento del debito totale Usa del 10%, con il Pil totale atteso in crescita sotto il 2% per tutto l’anno.

Partendo dal presupposto che i numeri del Treasury siano attendibili, ogni giorno della seconda metà del 2012 vedrà il Treasury emettere in media 3,3 miliardi di debito ogni giorno e 136 milioni ogni ora, numero che se calcolato in base ai giorni lavorativi porta con sé 4,8 miliardi di nuovo debito al giorno e 200 milioni all’ora lavorata. Partendo da un crescita sequenziale del Pil dell’1%, gli Stati Uniti chiuderanno il 2012 con un ratio debito/Pil del 103,4%. Temiamo, però, che fra tre mesi, quando il Treasury renderà di nuovo note le previsioni di rifinanziamento, le cifre cambieranno ancora e non certo in meglio. Standard&Poor’s e Moody’s non ha nulla da dire al riguardo?

Certo, l’America ha il vantaggio di avere la Fed e un governo per l’Unione che parla con una voce sola, una politica economica e fiscale unica e un’unica agenzia per il debito. Ciò non toglie che, al netto dei numeri e delle responsabilità, un certo squilibrio di giudizio è presente. O, forse, non è voce così minoritaria nella composizione psicologica dei prezzi, spread sovrani in testa. Ma si sa, loro sono gli Usa, così come la Bundesbank è quasi una dea mitologica. Forse è giunta l’ora di un po’ di sana iconoclastia finanziaria ed economica.

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