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SPENDING REVIEW/ Arrigo: un trionfo dello statalismo sulle tasche degli italiani

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Enrico Bondi (Infophoto)  Enrico Bondi (Infophoto)

Si dice che il super-tecnico del “governo dei tecnici”, Enrico Bondi, abbia offerto solo un antipasto sulla portata vera della spending review. Una cosiddetta resa dei conti ci dovrebbe essere a settembre. Il che fa pensare al professor Ugo Arrigo, docente di Finanza pubblica all’Università Bicocca di Milano, che «saremo rigoristi in autunno, perché adesso è agosto e si va in ferie». Non convince ancora questa “riscoperta” della spending review fatta dal governo di Mario Monti. È sempre Ugo Arrigo che la bolla: «Mi sembra una custodia più elegante, un modo più edulcorato per proseguire in quei tagli orizzontali che faceva già il precedente ministro per l’Economia, Giulio Tremonti. Ci sono fatti curiosi da questa operazione piuttosto cervellotica che si cerca di interpretare. Il super-tecnico Enrico Bondi fissa, ad esempio, a quanto pare, una linea mediana su cui si stabilisce l’efficienza o l’inefficienza di un ente locale. Se la si supera questa linea mediana si è inefficienti. Ma come può stabilirlo in questo modo? È un metodo dirigistico e arbitrario».

 

In che senso professore?

 

A quanto risulta Milano spenderebbe di più della linea mediana stabilita e quindi si dovrebbe dire inefficiente rispetto ad altre realtà? Ma il criterio dovrebbe essere quello di affermare: lo Stato passa questi trasferimenti ai comuni, agli enti locali. Fino a questa percentuale di costo io Stato ti garantisco, poi come Comune puoi sviluppare tutti i servizi di cui hai bisogno e, in caso, li paghi con le tasse dei tuoi cittadini. Le città fortunatamente non sono tutte uguali. A Milano probabilmente ci sarà bisogno di più asili-nido che a Sanremo, dato che quella è una città in prevalenza di persone anziane in pensione.

 

In questo senso lei vede interventi che vanno in direzione completamente contraria all’autonomia comunale o al federalismo.

 

Certamente e in più questi provvedimenti sono cervellotici. Non comprendo perché si affronti sempre il capitolo della spesa in costi di acquisti e servizi. E il personale? Se in alcuni enti c’è un surplus di personale, che cosa si fa? Si riducono ugualmente i computer, le stampanti, la carta? Io credo che sarebbe meglio vedere i criteri dei trasferimenti dello Stato agli enti locali e poi lasciare ai comuni il modo di erogare i servizi e la scelta di quali servizi erogare.

 

Ci sono altri punti del decreto legge approvato al Senato che destano alcune perplessità. Per le università c’è una tassa in aumento e soprattutto una stangata per i “ fuori corso” .



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