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MONTI/ 2. Pelanda: 100 miliardi possono far ripartire l’Italia

Pubblicazione:lunedì 20 agosto 2012 - Ultimo aggiornamento:lunedì 20 agosto 2012, 10.28

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Nel discorso al Meeting di Rimini Mario Monti ha voluto esplicitare la sua filosofia di governo. Da un lato sono apprezzabili la consistenza morale e un modo di pensare la missione politica con un forte carico di autotrascendenza. Inoltre, chi scrive si fida molto delle capacità di Monti in politica estera ed europea e raccomanda di dargli il massimo consenso per la difficilissima situazione: tra poche settimane dovrà ottenere l’aiuto della Bce per ridurre il costo di rifinanziamento del debito italiano e allo stesso tempo evitare un commissariamento troppo condizionante della politica economica nazionale. Ma tali apprezzamenti non devono nascondere l’errore devastante che ha commesso e di cui sembra non accorgersi.

Dopo un anno di applicazione della repressione fiscale, avviata da Tremonti, ma inasprita da Monti, se ne possono valutare i risultati: almeno metà della recessione è dovuta all’effetto paura che ha ridotto i consumi interni. La caduta del Pil in un anno è stata superiore al 2% e, pertanto, si può stimare in 15-20 miliardi il costo di questa strategia che fa leva sul terrore per aumentare il gettito fiscale. Cosa ha ottenuto il governo? Solo un po’ di entrate in più al costo della distruzione di interi settori. Per esempio, la nautica, che in Italia è settore rilevante, è totalmente in crisi. La gente non compra più barche per timore di entrare nel redditometro e il turismo nautico diserta i mari italiani. Più di centomila lavoratori impegnati nel settore e in quelli turistici connessi non hanno più domanda. La tassazione sugli immobili ha contribuito a congelare il mercato specifico.

In generale, i consumatori italiani evitano tutti gli acquisti che possono dare loro un punteggio elevato nel redditometro, fenomeno che deprime non solo il settore del lusso e il milione circa di lavoratori che lo produce, ma sta anche riducendo i consumi normali. Non è facile separare nelle analisi l’effetto indotto dal terrore fiscale, quello della paura di peggioramenti economici nel futuro che aumenta la propensione al risparmio e riduce quella ai consumi e l’effettiva riduzione della capacità di spesa dovuta all’aumento dei costi sistemici (tasse indirette e tariffe). Ma è certo che la grave recessione italiana è stata amplificata dalla politica economica dei governi succedutisi nell’ultimo anno e, in particolare, dalla strategia di pareggiare i conti pubblici aumentando le tasse invece che tagliando spesa.


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COMMENTI
24/08/2012 - Spending review e tagli inutili. (ulisse cecchin)

Come limitare la spesa della PA per evitare l’incremento dell’iva? intanto il debito pubblico è pari a duemila miliardi di euro secondo il Dirigente Generale della Ragioneria di Stato. Se chi sperpera il denaro pubblico non viene punito, allora qualcosa non torna signor Commissario per la spending review, dott. Enrico Bondi. Invece di spending review contro le prescrizioni dei farmaci del medico di base, perché non prevedere il licenziamento a chi spreca il denaro pubblico, modificando il D.Lgs. n°150/2009 art. 55 quater comma 1 lettera F estendendo il licenziamento disciplinare d’ufficio senza preavviso in caso di condanna definitiva per qualsiasi reato contro la pubblica amministrazione e non solo per il 314 peculato e il 317 concussione del cp, anche a chi produce un danno erariale per un totale complessivo di almeno 25 mila euro nell’arco di un triennio presso lo stesso ente. A stabilire l’entità del danno alle casse dello stato c’è la Procura della Corte dei Conti su esporto del cittadino. Urge quindi aggiornare l’art. 55-quater del D.Lgs.165/2001, introdotto dall'art.69 D.Lgs. 150/2009 che tratta il licenziamento disciplinare nella PA. Il dirigente del Ministero che installa un sistema automatico erogatore di biglietti elimina code negli uffici pubblici, che dopo nove mesi non funziona perché i quindici sportelli non sono polifunzionali, e questa negligenza costa almeno ventimila euro a noi contribuenti, in caso di condanna da parte delle Corte, andrebbe licenziato.