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FINANZA/ 1. Facebook, una "truffa" da 100 milioni delle banche

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Mark Zuckerberg (Infophoto)  Mark Zuckerberg (Infophoto)

Il meccanismo consente alle banche di vendere un 15% di azioni in più rispetto a quanto concordato nell'Ipo, un qualcosa che di fatto dovrebbe permettere di far incontrare in maniera più efficace domanda e offerta e ridurre la volatilità del prezzo in Ipo. Inoltre, l'opzione consente alla banca di comprare titoli nell'after market. In parole povere, quando sembra esserci eccesso di domanda di titoli nell'Ipo, il sottoscrittore ha la possibiltà di vendere il 15% in più della quantità concordata in precedenza. Vendendo questi titoli, la banca prende però una posizione short sull'azione, visto che non possiede fisicamente quei titoli.

Se la banca operasse in questo modo in regime di "naked short", ovvero vendendo azioni che non ha avendo il diritto di comprarle più tardi a un prezzo specifico, prenderebbe un serio rischio, visto che se il titolo sale, la banca dovrà pagare molti soldi per coprire la posizione. Ma attraverso la "overallotment option" la banca può comprare un altro 15% di azioni dalla compagnia al prezzo dell'Ipo e venderle in regime di Ipo senza prendere il rischio di dover coprire in caso di aumento del prezzo. Inoltre, alla banca vengono pagate in pieno le commissione sugli extra-titoli venduti se esercita l'opzione, quindi ha un incentivo a vendere senza preoccuparsi di quale sia l'eventuale eccesso di domanda. Se il prezzo sale, nessuna paura: grazie all'opzione, la banca può coprire la sua posizione short acquistando le azioni al prezzo dell'Ipo.

E se invece, dopo l'Ipo, il prezzo del titolo crolla, come nel caso di Facebook? Allora la banca fa davvero i soldi, grazie alle commissione sull'Ipo, shortando il titolo al prezzo dell'Ipo e poi ricomprandolo quando il valore è sceso. Non è un caso che nella vicenda di Facebook i sottoscrittori abbiano supportato il titolo nel primo giorno di contrattazione, salvo poi lasciarlo al suo destino di calo continuo, coprendo le posizioni short create attraverso l'overallotment option all'atto dell'Ipo a un prezzo più basso.

A oggi, questo giochino ha fruttato alle banche 100 milioni di dollari, il tutto mentre i gonzi che hanno investito in Facebook hanno già visto sparire il 50% dei loro soldi. Una strategia nella strategia per ricomprare poi le azioni per un tozzo di pane, magari già sapendo che Zuckerberg ha in cantiere progetti in grado di mettere le ali al titolo in un futuro prossimo? Non è da escludere. Ciò che è sicuro è che si tratta di una truffa. Legale, ma sempre una truffa.



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