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FINANZA/ 2. Così l’Europa vuol "sbarazzarsi" della Bce

Mario Draghi (Infophoto) Mario Draghi (Infophoto)

Nel breve periodo, l’elevazione del tavolo della trattativa europea dai Ministri ai Capi di Governo restringe indubbiamente il ruolo di un’istituzione disegnata per essere essenzialmente il perno tecnico del Sistema europeo di banche centrali (Sebc). Sempre nel breve periodo, se i Capi di Governo (e i loro Ministri) non sono in grado di trovare il bandolo della matassa, hanno, a maggior ragione, l’esigenza di individuare un capro espiatorio. Quale più facile di una Bce sotto accusa per avere tentato di essersi allargata troppo, di avere puntato a carpire (nel supporto agli Stati più indebitati) un ruolo che non le appartiene, di stare manipolando i negoziati perché aumentino le sue funzioni e i suoi poteri in campi delicatissimi (come la vigilanza bancaria), di avere riempito il proprio portafoglio di obbligazioni a rischio di diventare “spazzatura” poiché acquistate per agevolare Stati dell’eurozona in bilico (di insolvenza)? A questa accuse, si aggiungono insinuazioni su rapporti personali troppo stretti tra Draghi e Monti, di un occhio troppo benevolo nei confronti dell’Italia, di favoritismi nelle nomine e nelle promozioni all’interno dell’istituto.

Nel medio e lungo termine, il ridimensionamento del ruolo che oggi pare avere la Bce è analizzato da uno dei maggiori economisti polacchi, Marek Dabrowski, con grande esperienza internazionale (è stato alto funzionario del Fmi) e politica (è stato parlamentare). Dabrowski ricorda come gli statuti della Bce siano il frutto di una serie di complessi compromessi tra Stati con tradizioni profondamente differenti in materia di banche centrali, delle loro funzioni e del loro grado di autonomia dal potere politico. L’esito complessivo è un equilibrio molto delicato. “Se (la Bce) resta nell’ambito di questo equilibrio, la sua autorevolezza - e quindi la sua autonomia - non potrà che gradualmente crescere; se, invece, entra in materie che anche solamente sfiorano la politica di bilancio (come l’acquisto di titoli che qualche Stato ha difficoltà a collocare), potrà perdere la fiducia dei mercati, nonostante nel breve termine i mercati sembrino salutare con gioia questi interventi ed anche applaudirli”.

Ciò non significa certo che la posizione personale di Mario Draghi sia a rischio. E’ molto più verosimile che con fatti più che con parole gli venga ricordato che è un funzionario a cui è stato affidato un ambito molto specifico di competenza. La prima azione potrebbe consistere nell’escludere la Bce da qualsiasi attività di vigilanza bancaria.  

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