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L'INTERVISTA/ Benetton: meno tasse e più giovani

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Alessandro Benetton  Alessandro Benetton

Credo sia davvero il tema cruciale, al di là di tutte le altre considerazioni. I giovani rappresentano senza dubbio la fascia che sta pagando il prezzo più alto della crisi. In Italia, i dati sulla disoccupazione giovanile sono allarmanti. Tuttavia, è importante sapere che abbiamo a che fare con un problema epocale, che riguarda anche altri paesi. Ovunque ci siano difficoltà economiche, i tassi di disoccupazione giovanile schizzano in maniera incontrollata. In Grecia e in Spagna, per esempio, un giovane su due è senza lavoro. Questo ci dimostra che, in Europa ma non solo, negli ultimi decenni si è deciso di scaricare tutto il rischio socialmente prodotto su una “fascia generazionale” di persone.

 

Con risultati che sono sotto gli occhi di tutti...

 

I giovani non hanno tutele, non hanno garanzie, hanno poche prospettive. Sono destinati a pagare i debiti e le colpe dei loro padri, a subire i danni all’ambiente prodotti negli ultimi decenni, a scontare le conseguenze di scelte poco lungimiranti. Come ha detto Mario Monti a Rimini, stiamo assistendo a un vero e proprio sperpero di energie e di capacità, che oggi sarebbero quanto mai preziose, anche per uscire dalla crisi.

 

Da più parti si sente più spesso parlare di declino economico italiano e di perdita di competitività del Paese (ne ha parlato anche a Rimini Passera). Cosa ne pensa?

 

Il tema della perdita di competitività è molto complesso e vasto, anche al di fuori della realtà italiana. In un contesto di globalizzazione, in generale tutto l’Occidente ha registrato un calo di competitività. Credo che il ministro Passera abbia però fatto bene a sottolineare, soprattutto in un periodo come quello che stiamo attraversando, che la competitività non deve essere svincolata dalla coesione sociale, e che è importante rafforzare non soltanto la capacità di competere sui mercati mondiali, ma anche quei nessi di solidarietà e coesione che sono anch’essi fondamentali per rilanciare uno sviluppo complessivo della società. Una società che ha molti punti di forza, molte risorse che ci vengono riconosciute anche all’estero.

 

Quali sono i punti di forza della nostra economia? Quali sono le critiche e i complimenti all’Italia che si sente più spesso rivolgere all’estero?

 

Senza dubbio l’Italia è per tutti la patria del gusto, del bello, ma anche del saper fare e dell’accoglienza. È su queste risorse che bisogna puntare. Ultimamente siamo tutti concentrati sui nostri difetti, ma non dobbiamo dimenticarci del nostro enorme potenziale. Come esempio, basti pensare all’ultimo rapporto annuale di Federculture, che conferma quanto vitale sia nell’economia italiana il settore della cultura. Dal 2008 - anno in cui è esplosa la crisi - a oggi, mentre in quasi tutti i settori si è registrato un calo, la spesa in attività culturali delle famiglie è aumentata di oltre il 7%. È importante saper cogliere questi segnali positivi, anche per capire in che direzione andare.

 

Benetton Group ha recentemente lasciato la borsa di Milano e ha intrapreso un percorso di rilancio. Quali sono le linee guida che state seguendo e con che risultati?



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