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FINANZA/ 2. Grecia, Italia, Ue: ecco la cura per salvare l’euro

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In realtà, più che altro, c’è un enorme problema di mancanza di appropriata informazione sulle dimensioni di questo aiuto. La Germania, in termini di Prodotto interno lordo o di esposizione bancaria non è il Paese che ha più aiutato la Grecia. L’Italia, infatti, ha contribuito di più.

 

Crede, in ogni caso, che gli aiuti siano la strada giusta?

 

Non penso che dare direttamente soldi ai greci sia il sistema migliore per tirarla fuori dalle sacche della crisi in cui è precipitata. Il rischio è che, in questo modo, si disincentivi il Paese dal sistemare i fondamentali della propria economia. Tanto più in assenza di un meccanismo fiscale all’americana, dove vige un sistema di trasferimenti di cui, normalmente, i cittadini non hanno sentore, ma che consente agli Stati che si trovano in un fase di ciclicità negativa sopravvivere.

 

Di cosa c'è bisogno, quindi?

 

La Grecia, come del resto l’Europa intera, ha bisogno di una politica reflazionistica in grado di rilanciare i consumi. In tal senso, ovviamente, la Germania dovrà essere la più impegnata di tutti, dato che dispone degli spazi maggiori per adottare politiche fiscali espansive. Non è un caso, d’altro canto, che dopo tanti anni di sacrifici salariali, buona parte dello stesso mondo politico tedesco, della società civile e dei sindacati stia iniziando a chiedere buste paga più pesanti. Ogni Stato Ue, quindi, secondo le sue possibilità - in Italia, ad esempio, non è possibile aumentare il deficit - dovrà agire per riattivare il mercato comunitario interno. Questo, va da sé, favorirebbe l’export greco. Anche in termini, ad esempio, di turismo.

 

Lei parla di abbassare le tasse?

 

Non necessariamente. Diminuire la pressione fiscale rilancia i consumi esclusivamente laddove i cittadini abbiano la certezza che, nel breve periodo, non saranno alzate nuovamente. In caso contrario, si limiteranno ad accantonare il risparmio in attesa di tempi peggiori. L’imposizione tributaria, quindi, può essere ridotta in Germania. In Italia, ad esempio, sarebbe invece necessario varare massicci di interventi di spesa pubblica, finanziandoli con le tasse. I soldi ci sono. Attualmente, però, stanno venendo usati per ridurre il debito pubblico, quando i dati dimostrano che, in questo modo, l’economia non sta affatto ripartendo.

 

A livello di singoli stati, quindi, non ci sono soluzioni percorribili?