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BUBA vs DRAGHI/ Sapelli: l'errore tedesco ci condanna alla crisi

Mario Draghi (Infophoto) Mario Draghi (Infophoto)

Non credo, in realtà, che possa dar vita a quello tsunami finanziario in grado di fermarla. Si tratterebbe, però, di un passo avanti per realizzare quell’azione finanziaria di sostegno alla crescita integrata a livello sovrannazionale che metta la Germania sullo stesso piano degli alti Paesi.  

 

Acquistare illimitatamente bond, invece, riuscirebbe nell’intento?

 

Anch’esso sarebbe un intervento temporaneo in grado di frenare il rischio sistemico.

 

Perché la Bce, da mesi, non applica la sua facoltà di acquistare bond sul mercato secondario?

 

Perché, evidentemente, le tensioni al suo interno sono fortissime.

 

La Banca centrale tedesca ha affermato che la mutualizzazione dei debiti dovrebbe essere stabilita dai parlamenti e non dalla Bce; non crede che i parlamenti intendano proprio dare un tale mandato alla Bce?

 

L’asserzione della Bundesbank rappresenta un mero artifizio linguistico, una manovra diplomatico-finanziaria che la dice lunga su come la Germania non si stia rendendo conto del fatto che l’Europa sta affondando.

 

Weidmann si è detto, inoltre, convinto del fatto che «le cause della crisi risiedono nell'elevato grado di indebitamento, nella scarsa competitività di alcuni Paesi membri e non da ultimo anche nella perduta fiducia nell'architettura dell'unione monetaria»: è così?

 

Dimentica di sottolineare il fatto che i mercati interni si sono prosciugati perché gli Stati europei, salvo la Francia, hanno cercato di supplire alle asimmetrie economiche europee e alle carenze di produttività da lavoro derivante dagli scarsi investimenti tecnologici con l’abbassamento dei salari; la crisi, quindi, deriva dalla sovraproduzione e dal sottoconsumo.

 

Quindi, come se ne esce?

 

Ridando fiducia agli investitori. Implementando tutte quelle politiche fiscali volte a favorire gli investimenti. Per intenderci: occorre passare da un’imposizione sulle imprese che sfiora il 70% al 35%. O detassare i consumi. Di certo, per i primi anni il debito aumenterà. Ma, a un certo punto, il sistema produttivo italiano riprenderà a respirare. Sarà la crescita stessa, quindi, a consentire l’erosione del debito.  

 

(Paolo Nessi

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