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FINANZA/ La fine dell'euro? Comincia a Berlino ma finisce in Piazza Cordusio

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Insomma, la Germania sta attrezzandosi per il domani e lo sta facendo utilizzando il mitragliatore, non il fioretto. Il problema è che Draghi sta combattendo da solo, visto che sia Mario Monti che Francois Hollande stanno operando in ordine sparso, preoccupati come sono dalla situazione interna dei loro Paesi. L'idea degli spreads calmierati è in effetti inaccettabile, visto che sarebbe la negazione stessa del mercato ma l'operatività residua del fondo Efsf dovrebbe essere utilizzata da subito, visto che al netto del denaro stanziato per le banche spagnole - e che ancora non è arrivato a destinazione - restano in cassa 65 miliardi. Visto che i 100 miliardi europei fanno il solletico ai conti delle disfunzionali banche spagnole, tanto vale intervenire subito sull'obbligazionario sovrano, ottenendo due risultati: primo, limitare gli interessi da pagare per gli Stati e secondo attenuare la tensione sul comparto bancario, visto che la liability più grossa per gli istituti di credito periferici è la massiccia presenza in portafoglio proprio di titoli di Stato in deperimento.

La questione, però, a mio avviso diventa un'altra. Ovvero, per conto di chi la Germania sta devastando l'eurozona, mettendo a rischio svendita la Spagna e l'Italia? Chi è felice di vedere i titoli delle banche iberiche e del Belpaese finire a picco, tramutando grandi istituti in prede da conquistare a prezzo di saldo? Il fatto che sia lo scorso anno che questo, Deutsche Bank sia stato attore attivo sui mercati in chiave di destabilizzazione dei due grandi Paesi latini non mi pare una coincidenza, anzi. Il fatto che la Bundesbank stia attaccando Draghi in una maniera che non ha precedenti, poi, sembra un chiaro segnale di come si stiano muovendo gli eserciti per un'offensiva in piena regola, mentre il resto dell'Ue gioca ancora con i soldatini. La speculazione, quella anglosassone brutta e cattiva, questa volta potrebbe essere il mandante ma non il soggetto operativo dell'attacco, attende di salire in giostra una volta che il burattino tedesco avrà fatto il suo dovere. Caino sta preparando il suo piano con meticolosa precisione ma anche con rumorosa e spocchiosa platealità, segnale che non teme reazioni: attenzione, in questo contesto, a Unicredit. Come tutti i bancari, anche il titolo di Piazza Cordusio sta correggendo dopo il rally partito il 23 luglio scorso. Il comparto continuerà a essere soggetto a volatilità soprattutto in vista del ritorno dei volumi nelle prossime settimane, inoltre i titoli continueranno a muoversi in linea con l'andamento dei Btp, vista la massiccia presenza di questi nei portafogli delle banche.

La cautela dunque resta d'obbligo ma anche l'attenzione alle insidie. Il titolo, dopo il top a 3,32 euro, ha iniziato a correggere e il pull back ora si è arrestato intorno all'area di supporto di 3,04-3,05 che coincide con i massimi di inizio luglio, scenario questo compatibile con l'ipercomprato delle ultime sedute. Una correzione maggiore potrebbe però alimentare le vendite sino a 2,87-2,85, da dove potrebbero ripartire gli acquisti in maniera importante, mentre al rialzo un sfondamento dei recenti massimi farebbe lievitare il titolo sino a 3,70 euro.

Chi pensa in postivo, ha la certezza che eventuali risoluzioni positive in Europa sul tema Grecia, Spagna e Esm, possano riportare le quotazioni in area 4,20 euro. C'è però l'ipotesi opposta, quella alimentata dall'atteggiamento tedesco: senza nessuno sviluppo e anzi con il no della Corte di Karlsruhe, dove potrebbero andare a finire le quotazioni della principale banca italiana? A quel punto, siamo sicuri dell'identità di chi entrerà in scena per rastrellare? Ricordiamoci, infatti, che l'operatore di private equity britannico, Pamplona Global Financial Istitutions, ha acquistato il 5,01% di Unicredit. Il fondo già deteneva l'1,99% delle azioni ordinarie Unicredit e ha incrementato la propria partecipazione fino al 5,01%, mediante l'ulteriore acquisizione del 3,02% di azioni Unicredit. 



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