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Economia e Finanza

IL CASO/ Non servono i pm per screditare Fitch, basta il mercato

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Certo, la materia sarà un paradiso per i giuristi, che potranno discettare a lungo tra i concetti di “colpa” (“Le agenzie hanno scritto in buona fede delle corbellerie che hanno indotto i mercati in errore”, ma allora non c’è il dolo), di “dolo” (“Le agenzie hanno scritto per ricavare vantaggi cose scientemente errate”, e allora c’è la truffa!) o “dolo eventuale”, quando cioè si compie un’azione sapendo che potrebbe causare un danno senza la necessarie ponderazione. Ma insomma, che la Procura di Trani possa da sola sconfiggere i colossi del rating, funzionali a un sistema di potere finanziario internazionale mai stato così forte che li ha creati a proprio uso e consumo, è improbabile. Magari finiranno alla sbarra, chissà forse si prenderanno una condannuccia in primo grado ma poi il salmo finirà in gloria.

E’ certo invece che continuando a lavorare così male e in così clamoroso conflitto d’interessi sia con i loro azionisti, fondi e banche – che sfruttano le loro ricerche per decidere come investire – sia con i loro clienti – che li pagano per farsi dare i voti – le agenzie di rating stanno facendo il loro tempo. E il mercato inizia finalmente a dimostrarlo.

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