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Economia e Finanza

SPAGNA/ Bruni (Bicocca): non facciamo gli errori della Catalogna

Mariano Rajoy (InfoPhoto)Mariano Rajoy (InfoPhoto)

Sicuramente l'idea che il lavoro si possa creare senza un rilancio vero e un piano serio. La mia sensazione è che ci sia una concezione di mercato del lavoro molto astratta. Di fatto, il lavoro nasce dalla competitività e da un sistema Paese capace di mettere a reddito i propri punti di forza sul piano culturale ed economico; non nasce nelle stanze dei bottoni ma da una vocazione economica e produttiva che va totalmente recuperata. Qualsiasi riforma dovrebbe contemplare, prima degli aspetti giuridici e legislativi, una manovra di crescita sul Paese e sugli aspetti più strutturali e produttivi che vanno riattivati. E purtroppo nella riforma di Rajoy non vedo questi estremi, indispensabili per ripartire.


La Catalogna, uno dei motori d'Europa, ha annunciato di voler chiedere un aiuto finanziario di 5,023 miliardi allo Stato centrale a causa di difficoltà nel rifinanziamento. Su quali eccellenze può puntare la produttività spagnola per ripartire?

La Catalogna, per la sua conformazione geografica, ha sempre puntato molto sui settori dei servizi, del turismo e dell'alberghiero che ora sono nettamente in crisi. In seguito all'imposizione comunitarie delle quote in campo agricolo ed ittico, la Spagna, specie la Catalogna, e il Portogallo hanno perso fette di mercato fondamentali e sono state obbligate a lanciarsi in settori del tutto nuovi registrando fallimenti colossali. Scelte che ora stanno pagando a caro prezzo. Anche aver concesso autonomia a varie regioni, come appunto la Catalogna, non ha giovato. Uno dei motivi dell'appesantimento del debito pubblico spagnolo è la poca tempestività nell'essersi accorti dei deficit registrati dalle singole regioni.


Ci sono state diverse critiche a Rajoy per non essersi esposto direttamente nello spiegare ai cittadini il senso dei sacrifici chiesti in questi mesi: è una critica condivisibile?

È una giusta osservazione che va estesa anche all'Italia e alla Grecia. Ritengo che in tutti i Paesi europei “fragili” che ora si trovano in crisi, il conto lo stiano pagando le famiglie. I governi, come del resto quello italiano, sono purtroppo in balìa di lobby e di veti incrociati e non riescono a portare avanti riforme importanti: la soluzione a portata di mano è pertanto aumentare le imposte o tagliare la spesa. Tutto questo poi esentando chi potrebbe pagare con tasse e patrimoniali. Il caso francese rappresenta l'esempio opposto. Perché Hollande riesce a fare riforme impopolari? Perché risponde unicamente al Parlamento; al contrario di Italia e Spagna che sono governate da esecutivi “posti e proposti” da istituzioni finanziarie europee e internazionali.

(Federica Ghizzardi)

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COMMENTI
29/08/2012 - catalogna e italia (francesco taddei)

le genti della Catalogna hanno usato la loro "diversità storica" per avere un trattamento economico più favorevole rispetto alle altre regioni. Hanno finanziato oltremisura le loro attività facendole pagare alla fiscalità generale, cioè anche agli altri. Il bene comune è che tutti si privino di qualcosa affinchè un governo nazionale operi in maniera solidale laddove ve ne sia bisogno. Cioè il contrario delle politiche catalane. Trovo molte similitudini con alcuni pezzi d'Italia.