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SPAGNA/ Bruni (Bicocca): non facciamo gli errori della Catalogna

Pubblicazione:mercoledì 29 agosto 2012

Mariano Rajoy (InfoPhoto) Mariano Rajoy (InfoPhoto)

Ancora una volta il governo spagnolo rifiuta gli aiuti dall'Unione europea. L'esecutivo di Mariano Rajoy torna ad escludere qualsiasi rete di protezione anti-default. Durante la conferenza stampa congiunta fra il premier spagnolo e il presidente del Consiglio europeo, Herman Van Rompuy, quest'ultimo ha elogiato le misure varate dal governo. «La Spagna ha intrapreso misure decise e coraggiose», ha detto Van Rompuy, «tutti i soci europei si rendono conto della grandezza delle riforme adottate. Bisogna applicare queste riforme in pieno». E per questo i leader del vecchio continente «hanno dimostrato la loro volontà d'aiutare la Spagna». Rajoy ha però negato categoricamente che vi siano in corso trattative per ricevere gli aiuti. Lo stato dei conti della Catalogna resta, però, molto critico. Proprio oggi il governo catalano ha formalizzato la richiesta di aiuti per 5,023 miliardi di euro al Fondo di liquidità regionale del ministero delle Finanze. Abbiamo chiesto per IlSussidiario.net un commento a Luigino Bruni, docente di Economia politica all’Università Milano-Bicocca.


Qual è il reale stato di salute dei conti pubblici spagnoli?

Credo che la situazione spagnola sia piuttosto seria per ciò che riguarda il rapporto deficit-pil più che per il debito - che non è così allarmante come nei casi italiani e greco -, ma Madrid ha una crisi economica e strutturale radicata da diversi anni. Il boom dei servizi, del turismo, dell'immobiliare e della finanza registrato negli ultimi dieci-dodici anni è completamente sfumato rendendo l'economia fragilissima e, a differenza del nostro Paese, la Spagna non ha un settore produttivo robusto su cui fare affidamento. Il problema non è, quindi, incentrato sulla spesa, ma sulla crescita. È quindi molto più profondo. In sintesi: la situazione è preoccupante.


Pensa che Madrid rifiuti gli aiuti europei per il timore che si ripeta l'esperienza della Grecia?

Questo è certamente un motivo valido, ma non sottovalutiamo il fatto che l'esecutivo spagnolo non voglia dare un segnale negativo ai mercati proprio quando lo spread sta migliorando, come successo nelle ultime tre settimane.


Questo potrebbe tradursi in una crisi in grado di propagarsi ai Paesi mediterranei?

Non credo che ciò possa avvenire ora. Il rischio del contagio poteva essere molto più probabile all'inizio dell'estate, verso giugno o luglio. Ora il momento è di relativa calma: tutto questo tenendo in considerazione il fatto che molti Paesi, dalla Grecia all'Italia, sono già stati contagiati e sono in crisi da anni. Il problema è, piuttosto, la fragilità strutturale di queste nazioni - a cui in minore misura ci accodiamo anche noi -, che hanno lasciato settori produttivi importanti per gettarsi in quelli dei servizi, della finanza e immobiliare. Tutti settori che hanno contribuito a rendere debole l'economia. Il premier Mariano Rajoy sembra voler tirare dritto sulla sua politica economica, nonostante un'opposizione crescente.


Quali sono i punti più controversi della sua riforma del lavoro? 



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COMMENTI
29/08/2012 - catalogna e italia (francesco taddei)

le genti della Catalogna hanno usato la loro "diversità storica" per avere un trattamento economico più favorevole rispetto alle altre regioni. Hanno finanziato oltremisura le loro attività facendole pagare alla fiscalità generale, cioè anche agli altri. Il bene comune è che tutti si privino di qualcosa affinchè un governo nazionale operi in maniera solidale laddove ve ne sia bisogno. Cioè il contrario delle politiche catalane. Trovo molte similitudini con alcuni pezzi d'Italia.