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Economia e Finanza

SALVA-STATI/ Ecco come funziona il fondo dell’Unione europea

L’Ue ha a disposizione diversi meccanismi per intervenire a favore degli Stati messi in difficoltà dal debito pubblico elevato o dalla bassa crescita. Tra questi ci sono Efsf, Esm e Ltro

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COME FUNZIONA IL FONDO SALVA-STATI – L’Unione Europea ha a disposizione diversi meccanismi per intervenire a favore dei singoli Stati messi in difficoltà dal debito pubblico elevato o dalla bassa crescita. Tra questi ci sono i fondi Efsf (European Financial Stability Facility) ed Esm (European Stability Mechanism), ma anche le operazioni Ltro (“Long Term Refinancing Operation”).

IL FONDO EFSF – Questo Fondo Salva-Stati è già stato attivato, e diventa operativo su richiesta del singolo Paese membro in cambio dell’accettazione di precise condizioni come austerity e riforme. Come scrive il Corriere della Sera, le modalità di intervento sono due: il vero e proprio salvataggio o lo “scudo anti-spread” attraverso l’acquisto di titoli di Stato. Quest’ultimo può avvenire sia in occasione dell’asta indetta dal Tesoro di un determinato Paese, sia sul mercato secondario dove i titoli sono acquistati e venduti quotidianamente dagli intermediari finanziari. L’Efsf attualmente può gestire 218 miliardi, in quanto 192 miliardi sono già stati spesi per Portogallo, Irlanda e Grecia e altri 30 miliardi per gli istituti di credito della Spagna.

IL FONDO ESM – E’ il nuovo Fondo Salva-Stati che sostituirà l’Efsf e dovrebbe decollare di qui a un mese, anche se si attende ancora il via libera della Corte costituzionale tedesca. Dovrebbe partire con un finanziamento da 200 miliardi di euro e arrivare a 700 miliardi nel momento in cui entrerà a regime. Il fondo di cui gode potrebbe salire, anche illimitatamente, a condizione che si scelga di dotare l’Esm di licenza bancaria. Da questo punto di vista esistono però dei pareri contrapposti tra gli Stati membri, con la Germania e gli altri Paesi nordici che sono fortemente contrari.

LA BCE – La Bce può innanzitutto abbassare i tassi, anche se essendo arrivati allo 0,75% è difficile pensare a un’ulteriore riduzione. In teoria, tagliando il costo del denaro si consente a famiglie e imprese di respirare, favorendo la ripresa dell’economia. L’effetto non è però assicurato, in quanto la politica monetaria non è più in grado di influenzare l’economia reale come un tempo.