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MONTI-MERKEL/ Il doppio gioco della Germania spiazza l'Italia

Pubblicazione:giovedì 30 agosto 2012 - Ultimo aggiornamento:martedì 11 settembre 2012, 22.49

Angela Merkel (InfoPhoto) Angela Merkel (InfoPhoto)

Ecco qua, già si legge che "la Merkel promuove Monti e Draghi". E' vero che gli esami non finiscono mai, è vero che viviamo in una Europa a sovranità controllata, ed è anche vero che a Berlino c'è una sorta di preside che pretende di bacchettare non solo gli scolari discoli, ma anche i professori; però bisognerebbe smetterla con certe metafore. L'incontro di ieri tra Mario Monti e Angela Merkel, infatti, è servito non tanto a capire le intenzioni del capo del governo italiano, quanto quelle della Cancelliera. Insomma, se di interrogazione si è trattato, toccava a Frau Angela dare le risposte, sull'Italia e sulla Banca centrale europea. Ma, a parte grandi dichiarazioni di fiducia reciproca, non sono emerse nuove iniziative concrete e l'Europa resta bloccata, come scrive con realismo il Wall Street Journal

Il Mario di Roma ha spezzato una lancia a favore del Mario di Francoforte nel tentativo di capire se il mese di settembre potrà davvero maturare una svolta nella guerra allo spread. E non è un caso che proprio ieri sul settimanale Die Zeit (di ispirazione liberale) sia uscito un articolo di Draghi molto impegnativo, il cui messaggio è: la Bce resterà nell'ambito del suo mandato, ma a volte sono necessarie manovre non convenzionali e la banca centrale non può tirarsi indietro se vuole salvaguardare la stabilità del sistema. Una ortodossia creativa che la Merkel ha apprezzato, ma con grande abilità ha usato Draghi per contenere le richieste di Monti.

La Cancelliera ha sostenuto, come di prammatica, gli sforzi italiani per il risanamento. Se avesse detto che non ci credeva, sarebbe crollato tutto. La Merkel, del resto, ci crede per davvero e si augura che Monti rimanga anche dopo la fine della legislatura. Ma la questione chiave oggi non è questa. Il problema è se la Bce può acquistare titoli di stato italiani (e spagnoli) e fino a che punto può spingersi. Il presidente della Bundesbank, Jens Weidmann, ha detto mai e poi mai. Il rappresentante di Berlino nel consiglio esecutivo della Bce, Joerg Asmussen, ha spiegato che si può fare, "in parallelo" con il fondo salva stati, usando strumenti tecnici diversi e migliori di quelli adottati un anno fa, i cui dettagli verranno discussi nella riunione del 6 settembre. Dunque, è possibilista all'interno dei tradizionali paletti. Il primo, di importanza politica fondamentale, è che i governi costretti a chiedere l'intervento dovranno sottostare a impegni stringenti di politica economica. Anche se non è chiaro se il patto dovrà essere firmato con la Bce o con la Ue. I tedeschi considerano più credibile e cogente un accordo con la banca centrale e tuttavia, perché mai spetterebbe a lei stabilire la politica fiscale, se non può, per statuto, comprare direttamente i titoli di stato? Insomma, un guazzabuglio pratico, procedurale, teorico, che non è stato certo chiarito ieri, anzi.


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COMMENTI
01/09/2012 - Mai nutrire fiducia: Facta (Luigi) manent! (Carlo Cerofolini)

Mai nutrire fiducia, anche perché è bene ricordarsi che Facta (Luigi) manent. Ciò detto è assurdo e sciocco pensare in aiuti disinteressati della Ue o addirittura della Germania, che giustamente tira l'acqua al suo mulino. Per tirarci fuori dal cul de sac in cui con Monti siamo ancor di più confinati, vedi fiscal compact, occorre però essere disposti alla "guerra termonucleare" e cioè porre degli out out efficaci, ovvero esigere che la Bce possa battere moneta - come la Fed Usa - o, in caso contrario, l'Italia se ne esce dall'euro visto cosa che oltre tutto ci conviene, come risulta da uno studio della banca d'affari Merrill Lynch del luglio scorso, e inoltre che molto interesse a tenerci dentro l'euro lo ha soprattutto la Germania, che ci tiene a guinzaglio stretto per poi ridurci a sua colonia. Temo però, con i governanti che abbiamo, questo sia un vasto programma e quindi finiremo in rovina. Usque tandem...