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DIMISSIONI WEIDMANN (?)/ Borghi: ecco il gioco di Germania e Bundesbank

Il governatore della Bce Mario Draghi (InfoPhoto) Il governatore della Bce Mario Draghi (InfoPhoto)

Esatto. E, a quel punto, la Germania, in quanto creditore, nutre come maggiore timore l’aumento dell’inflazione. Perché, in tal caso, riceverebbe dai debitori denaro che vale meno di quello prestato. Se la Bce comprasse titoli di Stato o se fungesse da agente mandatario del Fondo salva stati, sarebbe, di fatto, come se emettesse moneta. E l’inflazione aumenterebbe. Non solo.

Cos’altro c’è?

La Germania, in questa dinamica, contestualmente ha molto da guadagnarci. Il denaro che presta le viene ripagato; di conseguenza, ha tutto l’interesse a mantenere alta la tensione. Affinché l’emorragia di capitali dagli stati periferici continui a fluire verso le sue casse. La stessa ragione per la quale preferisce che lo spread resti alto: sta rifinanziando il suo spread a tassi, praticamente, negativi.  

In tutto ciò, qual è il rapporto tra la cancelliera a la Banca centrale?

Non credo che, per intenderci, si siano messi d’accordo; semplicemente, perseguendo finalità diverse, raggiungono gli stessi effetti. Credo che la Merkel sia convinta del fatto che sarebbe complicato spiegare ai propri elettori perché la Germania sta pagando per la Grecia; mentre il mondo economico tedesco sa che, dalla situazione, si sta oggettivamente avvantaggiando.

Crede che il capo della Bundesbank si dimetterà realmente?

Credo che sia una tattica per fare pressione sulla Bce. In caso contrario, si determinerebbe un conflitto insanabile. Se il secondo governatore di fila decidesse di dimettersi perché la Banca tedesca non si riconosce nella politica della Bce, il passo successivo dovrebbe essere, necessariamente, l’uscita dall’euro. Ma i tedeschi sanno bene che sarebbe un disastro. Con un marco fortissimo, il loro export crollerebbe. 

 

(Paolo Nessi)

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COMMENTI
02/09/2012 - Un Furio Camillo cercasi disperatamente (Carlo Cerofolini)

Visto che, da un crollo dell'area euro, chi ci rimetterebbe di più alla fine sarebbe la Germania (anche Merril Lynch dixit), questa è un'ulteriore ragione perché l'Italia s'imponga e la smetta di essere il donatore ufficiale di sangue nella Ue anche perché chi pecora si fa lupo se la mangia. Il problema è che, purtroppo, non abbiamo nessun Furio Camillo che metta in fuga i vari Brenno di turno.

 
01/09/2012 - Senza via d'uscita? (Carlo Cerofolini)

Stando così le cose, con il Pil in caduta libera (meno entrate per il fisco) e considerato che dal 2013 dovremo: 1) sborsare con il fiscal compact ogni anno e per 20 anni 50-60 miliardi per ridurre il debito pubblico del 20%; 2) ripianare con tasse l'obbligo annuo del pareggio di bilancio per una spesa di almeno 20 miliardi in crescita con la recessione in aumento. Cifra che è la differenza, ottimistica, fra entrate delle stato e uscite per interessi sul debito pubblico; 3) 65 miliardi per il fondo salva stati dei Pigs e quindi pagare senza attingere, perché la Cancelliera Merkel ha specificato (ordinato) a Monti che l'Italia non ne ha bisogno e che è giusto che si vada avanti così, cioè in rovina; ben si capisce che ottemperare a quanto sopra sarà impossibile e se non ci viene in aiuto l'imprevisto, ovvero l'implosione dell'euro o l'uscita volontaria da questo (Merrill Lynch, banca d'affari, dice che ci conviene), non abbiamo scampo e saremo ridotti a colonia tedesca. P.S. A proposito dei Pig: verrà fatto di tutto per tenerli nell'euro - molto a spese nostre - così le banche tedesche e francesi rientreranno dei loro capitali e noi ci troveremo dissanguati e non saremo così più competitor di Francia e Germania, mentre poiché i Pigs a queste due nazioni non fanno paura, noi sì, quesi saranno semi-salvati.