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FINANZA/ La partita di Draghi contro i falchi della Bce

Pubblicazione:venerdì 31 agosto 2012 - Ultimo aggiornamento:martedì 11 settembre 2012, 22.54

(Infophoto) (Infophoto)

Tanto per cominciare, il Leone d’oro (siamo in tempo di festival) per la miglior performance del debito pubblico spetta alla repubblica Ceca. Mercoledì, mentre Mario Monti e d Angela Merkel sottolienavano con grande soddisfazione che i rendimenti dei titoli italiani a sei mesi erano finalmente scesi sotto il 2%, Praga riusciva a collocare i suoi bond al 2,14%. Ma si tratta di titoli a nove anni, mica a sei mesi. Anzi, gli esperti sono convinti che presto il debito ceco sotto i 12 mesi renderà zero o anche meno. Intanto le agenzie di rating giudicano la repubblica Ceca, già inserita tra gli emergenti, davanti alla Francia, quattro gradini sopra l’Italia, addirittura cinque sopra la Spagna. Complimenti a Praga, ma non possiamo fare a meno di pensare, di fronte a questi numeri, che l’appartenenza all’eurozona, dopo tre anni di politica fallimentare che hanno minato la fiducia nell’euro, si è trasformata in un grave handicap. In sintesi, o si riesce ad invertire, in tempi brevi, questa tendenza  oppure l’implosione rischia di essere inevitabile.

Non sono mancati i “gialli”. Uno tanto trascurato quanto thrilling riguarda il petrolio saudita. A metà agosto le 30 mila centraline elettroniche che regolano il pompaggio dai pozzi più ricchi di oro nero del pianeta sono stati aggrediti da hackers in azione per conto (pare) di Teheran. L’attacco è stato neutralizzato spegnendo il sistema e facendo intervenire una rete di emergenza. Ma l’operazione, probabile rappresaglia per l’incursione assai più efficace dei bug israeliani nella rete atomica iraniana, serve a ricordare che i prossimi mesi saranno decisivi per la partita atomica in Golfo Persico: l’attacco di Israele potrebbe partire, dicono gli esperti, durante la campagna elettorale Usa, nella convinzione che il presidente Obama non se la sentirà di fermare i piani di Gerusalemme inimicandosi il voto ebraico. A quel punto, il tema dello spread passerà in secondo piano...

Infine, una micronotizia terribile. Unilever, afferma il responsabile marketing del colosso del largo consumo, ha deciso di applicare all’Europa le strategie utilizzate in Asia. Il motivo? L’Europa è entrata nella stagione della povertà.  “Non posso vendere un fustino di detersivo a 8,5 euro ad una masaia spagnola che ha solo 17 euro per fare la spesa” è la spiegazione del manager. Perciò, via libera alle confezioni monodose. Si venderà ad Atene una bustina di puré per volta, piuttosto che una sola bustina di shampoo come avviene a Giacarta o ad Hanoi. Un conislgio: mandate in omaggio quella bustina monodose a Francoforte perché venga distribuita ai  18 membri del direttorio della Bce in vista della riunione del 6 settembre.  Può servire a rinfrescare la mente di qualche falco.



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