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PASSERA/ Forte: che errore preferire la Cgil a Marchionne

Il ministro per lo Sviluppo economico Corrado Passera (InfoPhoto) Il ministro per lo Sviluppo economico Corrado Passera (InfoPhoto)

Non li cita appunto perché il “grande patto” del ministro ha una dimensione esclusivamente nazionale. Quando si ricorre alla contrattazione aziendale non c’è invece bisogno di patti su iniziativa del governo. Non condivido inoltre il fatto che il decreto Fornero penalizzi il lavoro delle partite Iva, cioè dei cosiddetti “precari”, i quali per natura hanno una bassa produttività.

 

In che senso?

 

La badante che cura la 70enne per 700 euro al mese fa abbassare la produttività media nazionale, e nella concezione neo-corporativa dei nostri ministri questo non va bene. Secondo una concezione opposta, ciò che conta non è la produttività media, ma rendere felici sia la vecchietta sia una persona che cerca lavoro. Ci sono milioni di italiani che lavorano per 700 euro al mese, anziché per 1800. La loro occupazione ha una bassa produttività perché, pur rendendo migliore la vita di quanti beneficiano dei loro servizi, non produce una grande quantità di reddito.

 

Quindi lei vuole dire che le figure professionali del lavoro autonomo sono un beneficio per la società anche se riducono la produttività?

 

Esattamente. A Passera bisognerebbe fare un corso accelerato di statistica, se non proprio di matematica elementare, spiegandogli la differenza tra la produttività media e quella marginale, e una lezione sull’economia dal volto umano.

 

In che modo è possibile rilanciare la crescita?

 

C’è poco da tergiversare, per rilanciare la crescita occorrono i contratti aziendali di Marchionne. La Germania è già riuscita a introdurli, spezzando il potere del sindacato nazionale e consentendo il contratto locale. Sono i contenuti della proposta di Sacconi, che va ripresa per evitare che imprese come Fiat e Alcoa abbandonino l’Italia. Occorre introdurre un contratto locale basato sull’utilizzo del personale nelle modalità giuste a livello dell’azienda, con clausole differenziate a seconda del rendimento della produttività. Se in un’azienda del Meridione la produttività è più bassa, conviene garantirne la sopravvivenza consentendole di introdurre dei salari inferiori.

 

Le ore della settimana lavorativa andrebbe aumentate?

 

La produttività oraria non va confusa con quella totale. Se aumentiamo il numero delle ore di lavoro, noi possiamo avere una produttività media del sistema maggiore con una produttività media unitaria minore. Scende cioè la produzione unitaria per ore lavorate, ma aumenta la produttività media totale del sistema perché c’è più gente che lavora nell’economia complessiva.

 

(Pietro Vernizzi)

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