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TASSE/ Sapelli: vi spiego perché la patrimoniale indebolirebbe il Paese

Pubblicazione:domenica 5 agosto 2012 - Ultimo aggiornamento:domenica 5 agosto 2012, 11.27

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L’idea di introdurre una patrimoniale non ha mai abbandonato la sinistra. Del resto, si tratta di una delle poche cose che ancora può connotarla come tale. E, considerando che i vincoli europei saranno tali da rendere i margini di manovra per la scrittura dei programmi decisamente risicati, anche una delle uniche che la distinguerà dal centrodestra. Per l’ennesima volta, quindi, è stata posta come una delle priorità di governo. Il Pd, nella sua carta di intenti, ha proposto di introdurla per i grandi patrimoni finanziari e immobiliari. Considerando che già siamo uno dei Paesi con il carico fiscale più elevato e peggio distribuito al mondo, potrebbe non essere una buona idea. Giulio Sapelli, professore di Storia economica presso l’università di Milano, ci spiega perché.

Come valuta l’introduzione di una patrimoniale?

La teoria della fiscalità moderna ci insegna che le imposte devono essere progressive e colpire maggiormente le cose che le persone. Non si può che essere contrari a tutte quelle ipotesi che indeboliscano un Paese già di per sé molto debole.

Cosa intende?

L’Italia, salvo la ricchezza privata delle famiglie (anche se la loro tendenza al risparmio, negli ultimi vent’anni, si è affievolita) è un Paese ove scarseggiano i capitali. Sul fronte industriale, bancario e dei servizi. Storicamente, tra i fattori che hanno maggiormente contribuito a renderci una potenza economica, vi è l’afflusso di capitali stranieri. Introdurre una patrimoniale determinerebbe un regime fiscale sfavorevole all’afflusso che, in questa fase, si rivelerebbe estremamente dannoso.

Non crede che l’attuale regime sia già di per sé particolarmente svantaggioso?

Sicuramente. Ma il problema non è tanto la progressività delle imposte, quanto l’eccesso di fiscalità. Un sistema economico non può crescere se la tassazione sulle imprese è superiore al 30-35%. Oggi, invece, il carico per un'azienda si aggira complessivamente attorno al 65-70%.

In un’ottica di ridefinizione del quadro fiscale potrebbe essere opportuno diversificare la tassazione a seconda dell’attività svolta?

Non vi è dubbio che certe forme di attività finanziarie con obiettivi esclusivamente lucrativi dovrebbero essere tassate di più di quelle che generano ricchezza ed occupazione.

Per il resto, lei cosa suggerisce?


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