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FINANZA/ 2. Così la lira può difenderci dalla Germania

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Dobbiamo renderci conto che, a causa dei recenti crolli di valori della Borsa italiana, colossi del nostro Paese come Unicredit e Finmeccanica diventano improvvisamente bocconi appetibili. Pochi giorni fa ilsussidiario.net ha pubblicato un mio articolo in cui mostravo come, secondo uno studio di Bank of America, analizzando la situazione con la Teoria dei giochi, sviluppata dal premio Nobel John Nash, la soluzione preferita e conveniente, soprattutto per l’Italia, sia l’uscita dalla moneta euro. Ma quell’analisi e quel risultato meritano un approfondimento.

Alcuni analisti ed economisti hanno osservato che quello studio ha una validità limitata poiché schematizza e semplifica enormemente la complessità economica dei paesi in gioco. Ebbene, non è vero. In questo caso, non si tratta di valutare l’entità numerica di un’analisi o di un indicatore. Si tratta invece di valutare la qualità delle informazioni utilizzate. In questo caso, uno degli elementi caratterizzanti i rapporti tra gli attori in gioco (i paesi) è la reciproca competitività. In altre parole, ogni singolo attore ha un certo obiettivo (il vantaggio economico, oppure l’equilibrio di bilancio) indipendentemente dal beneficio o dallo stato di sofferenza dell’altro. Se l’obiettivo non è il gioco di squadra, se vi può essere un solo vincitore, allora per definizione tutti gli altri sono perdenti. E questo non dipende dalla complessità del sistema, dalla complessità delle regole del gioco.

In questo senso, la qualità dello studio di Bank of America è terribilmente attuale rispetto alla situazione europea. Quando le banche tedesche e francesi hanno acquistato negli anni passati titoli di stato greci, lo hanno fatto perché avevano rendimenti stratosferici, superiori al 20%. E lo hanno fatto ben sapendo di poter influenzare pesantemente la Bce, chiedendo di finanziare (cioè indebitare ulteriormente) la Grecia perché potesse pagare i titoli venduti con quegli interessi da strozzini.

Al di là di ogni considerazione politica, qui l’elemento decisivo è che la sopravvivenza o il benessere della Grecia non sono un elemento presente da tenere in considerazione. Non si tratta di una decisione “contro” la Grecia, ma semplicemente il benessere della Grecia non è preso in considerazione. Lo stesso si deve desumere dal tono delle parole di Weidmann sopra riportate: “Noi contiamo più di altri”. Si può anche essere d’accordo, ma qui il bene comune non è contemplato. Niente bene comune, niente solidarietà, nessuno spazio per la sussidiarietà. Il più forte arriva all’obiettivo, gli altri rimangono schiacciati. Come la legge della giungla, come la legge del più forte. Dove i deboli perdono sempre.

La Germania ha fin troppo goduto di questa unione monetaria compiuta sulle teste dei popoli europei. L’euro utilizzato in questa maniera ha permesso la crescita della loro economia, mentre tutto il resto del mondo è in crisi profonda. Ormai anche le teorie matematiche più avanzate lo confermano: in queste condizioni, non è più possibile andare avanti, conviene uscire dall’euro.

Non è detto che si debba arrivare a quel risultato. Occorre che vengano cambiate le condizioni in cui si utilizza, cioè si stampa, l’euro. Occorre affermare condizioni diverse, in cui l’euro sia uno strumento monetario a sostegno del bene comune. E non basta; l’euro è una moneta a dimensione europea, adatta a commerci di tipo sovranazionale e intercontinentale. Ma esiste anche l’economia locale, anch’essa richiede diritto di cittadinanza, anch’essa ha bisogno di una sua moneta. Per questo occorre il ripristino delle monete nazionali.


COMMENTI
07/08/2012 - La svalutazione non ferma le importazioni (Moeller Martin)

Per quanto riguarda le esportazioni dei paesi forti, il blocco verso l'Iran rappresenta un danno perché è totale, ma non un paese che svaluta. Infatti, alla svalutazione esterna si accompagna gioco forza inflazione interna in percentuale maggiore. Di conseguenza i prezzi sul mercato interno aumentano in misura superiore alla svalutazione, favorendo proprio gli importatori, che non sono soggetti ad inflazione interna. Ma temo Lei non capisca le logiche di formazione dei prezzi in tempi di inflazione. In sintesi, si anticipa le attese di inflazione aumentando i prezzi preventivamente. Creando peraltro ulteriore inflazione, ma ciò non è di competenza del singolo imprenditore. Se l'inflazione è il 20% e gli interessi sullo sconto sono al 30%, un prodotto che oggi mi costa 100 lo vendo a 130, perché questo sarà il suo valore tra 6 mesi quando lo incasso. E giusto per la cronaca, con i margini ricavati cambio anche l'auto comprando l'ultimo modello della BMW. O come pensa che abbiamo fatto a salvare le nostre aziende attraverso gli anni '70? Non a caso in Italia negli scorsi decenni i lavoratori autonomi hanno salvato il proprio potere d'acquisto, chi ha un reddito fisso no. Si può anche tornare alla Lira. Dopotutto in questo paese abbiamo anche pagato in cicche ed in caramelle. Ma se oggi il paese non cresce ed ha un livello di reddito molto basso nei confronti dei nostri concorrenti (vedi Germania), dopo saremo talmente a terra da invidiare i paesi del terzo mondo.