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FINANZA/ 1. Così l’Italia si sta “svendendo” alla Germania

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Uscire dall’euro? E perché no? Quale tipo di sfracelli accadrebbero per il nostro Paese? In genere si parla di una sorta di cataclisma economico e finanziario. E indubbiamente, anche se la cosa non potrebbe avvenire dall’oggi al domani, le stime che si sentono fare sono piuttosto allarmanti, con un crollo del 30, 40, 50 per cento, e forse più, dopo un possibile ritorno alla lira oppure a una nuova moneta, magari il fiorino. Secondo alcuni, il processo sarà inevitabile e più tardi avverrà, peggio sarà per l’Italia. A meno che non ci sia la possibilità di un’ultima chance, fatta in grande stile e con toni da grande enfasi. Ma è una scelta che suona in modo ironico e dietro alla quale sembra di assistere a un finale grottesco: chiedere l’annessione alla Germania. Il tutto sembra paradossale, visto anche l’andamento tranquillo, tutto sommato, dei mercati in queste ultime due sedute delle Borse. Ma questo paradosso ha in fondo una sua logica economica e finanziaria che va esaminata. Il professor Claudio Borghi Aquilini, docente di Economia degli intermediari finanziari all’Università Cattolica di Milano, da diverso tempo scrive sull’insostenibilità per l’Italia di restare nell’euro. E precisa anche che non è affatto vero che lui ce l’abbia con la Germania e con i tedeschi. Risponde infatti: «Che cosa penso della Germania? Il meglio possibile, perché stanno facendo perfettamente i loro interessi. Non so se tutto gli riesca come vogliono fare, pianificando e studiando scientificamente quello che stanno facendo e quello che sta accadendo. Ma non c’è alcun dubbio che le cose ai tedeschi e alla Germania stanno andando benissimo. Si stanno finanziando a tasso zero e stanno massacrando letteralmente il loro vero competitor industriale in Europa, cioè noi, l’Italia. Se fossi un tedesco e dovessi immaginare, dal punto di vista economico e finanziario un “mondo ideale”, un “mondo perfetto”, non farei che immaginare questo mondo dell’euro nell’anno 2012».

 

Forse lei riserva la sue critiche ad altri?

 

È evidente. Io sto criticando questo nostro atteggiamento supino, assurdo, che non guarda e non tutela affatto gli interessi dell’Italia e si piega continuamente alla logica che sta imponendo la Germania. Guardi che non sono sempre stato un euroscettico accanito. Quando si entrò nell’euro pensavo che pagare tassi di interessi inferiori allo Stato servisse, anche se mi rendevo conto che una moneta forte come l’euro ci avrebbe messo in difficoltà. Ma due anni fa mi sono interrogato sul fatto che con i nostri contributi al Fondo Salva-Stati dovevano contribuire a ripianare le perdite sui titoli greci, di cui si sono imbottite le banche tedesche.

 

E dopo?



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COMMENTI
07/08/2012 - Supini (Diego Perna)

Lei si illude, perché questo non avverrà mai. C’è un puntiglio ottuso su questa vicenda europea, una specie di macigno ideologico e culturale che non può ammettere l’errore. ......Ritengo molto giusta quest' affermazione, e anche tutto il resto. Non vedo appunto nessun politico che persegua l' obbiettivo di rendere l' Italia nuovamente competitiva in Europa. L' unica cosa che interessa sono i mercati e lo spread a prescindere dall' andamento della produzione industriale e del pil. Io sono per una nuova impostazione monetaria in Europa che ci consenta di non essere succubi delle decisioni di altri e continuare a veder chiudere le ns imprese

 
07/08/2012 - NANISMO POLITICO ECONOMICO ITALIANO (Alessandro La Rosa)

L'analisi del professor Aquilini non fa una piega ed è convincente realisticamente per la sua semplicità di esposizione. Il passaggio dell'intervista dove parla dell' Inghilterra è sintomatico di come invcece in Italia si sia fatta demagogia ideologica-basta ricordare gli entusiasmi di Prodi e di Ciampi-e fuorviante analisi finanziaria. Se Londra, il suo cuore pulsante e il centro della grande finanza europea ed internazionale, dopo tutte le valutazioni, come ben ha spiegato il professor Aquilini,ha ritenuto di stare fuori dall'area euro, doveva anche su questo,a suo tempo, interrogare tutti gli attori in campo italiani e confrontarsi con la "perfida Albione" che è stata lungimirante nella sua decisione. Le ipotesi potrebbero essere diverse: a) che l' Italia fosse destinata ad essere agnello sacrificale; b)la miopia e il nanismo autoreferenziale di quasi tutta la classe politica, finanziaria e mediatica italiana-ipotesi più verosimile- c) l'illusione di potere mediare da posizione di forza che allo stato attuale non abbiamo, tanti tentativi, come ad esempio, in ultimo del Governo Monti sembrano girare più a vuoto che altro. Anche in Danimarca hanno seguito l'esempio inglese, e benchè i problemi non manchino nemmeno in Nord Europa, come diceva un'amica danese, la scelta di restare in stand-by, fuori dall'euro per i danesi è stata una decisone "provvidenziale". E l'euro senza unità politica ed istituzionale e una Bce più "elastica" di fatto sta avvantaggiando la Germania