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FINANZA/ 2. Ecco i numeri che mettono in pericolo Francia e Germania

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Già, ma non serve scandalizzarsi troppo: questo abuso dell’Ela è la classica coperta troppo corta. Se infatti da un lato permette di coprire le necessità di finanziamento a breve ancora per un po’, dall’altro rende palese al mondo intero che in Grecia non solo è finito - e da tempo immemore - il collaterale di qualità anche minima sull’investment grade, ma anche gli assets eligibili. Insomma, si accetta il nulla come garanzia utilizzando lo stratagemma dell’Ela, ovvero coinvolgendo la Banca centrale di Atene per evitare che sia chiaro a tutti che a fronte di carta igienica, Atene riceva ancora euro freschi di stampa. Insomma, l’Ue dà soldi alla Banca centrale di Atene, la quale li gira al sistema ellenico a fronte di figurine Panini come garanzia.

Finora, la Banca centrale greca poteva accettare soltanto debito a breve fino a 3 miliardi di euro, ma con un colpo di bacchetta magica Draghi ha trasformato quei 3 miliardi in 7 senza che nulla sia cambiato nei conti di Atene. Peccato che in questo modo si crei l’ennesimo precedente, in base al quale ogni altro Paese periferico che dovesse terminare gli assets eligibili presso la Bce potrebbe fare leva sul programma Ela per ottenere soldi freschi. Inoltre, anche il bancomat dell’Ela non è illimitato e, anzi, ha una capacità reale di finanziamento per le banche greche ben al di sotto delle loro reali necessità. Inoltre, anche sotto l’attuale regime di regalo comunitario, anche l’Ela pone dei limiti nell’accettazione di collaterale, ovvero va bene la carta igienica ma che almeno non sia usata. A oggi le banche elleniche hanno preso in prestito oltre 60 miliardi attraverso l’Ela e ne rimangono a disposizione solo altri 65, a fronte di prestiti in essere per 250 miliardi di euro e a depositi bancari per soli 170 miliardi di euro stando ai dati di fine marzo (quindi oggi potremmo tranquillamente essere attorno a quota 150), il 40%.

La mossa di Draghi, inoltre, ha avuto anche un altro effetto: potendo la Bce, con un maggioranza di due terzi, bloccare l’emissione da parte di Atene di sempre più debito a breve termine da piazzare come collaterale presso l’Ela, nei fatti il governatore ha evitato che la Banca di Grecia venisse immediatamente espulsa dal programma Target2. Il quale, non solo vede la Bundesbank esposta per 644 miliardi di euro, ma ha anche liabilities reali che già oggi sono pari al 25% del Pil tedesco: insomma, Draghi ha messo l’ennesima toppa d’emergenza e obbligata per evitare un tracollo in grande stile e un’accelerazione pericolosissima della crisi, ma questo ha fatto infuriare i tedeschi, i quali da settimane ormai mettono sul piatto l’opzione di un addio greco all’euro come prodromo alla loro vera volontà, ovvero la costruzione di un euro a due velocità.

Peccato che la situazione sia talmente ingarbugliata e grave che, paradossalmente, i tedeschi potrebbero ritrovarsi presto a dover ringraziare Draghi. Se infatti la Grecia facesse default sui suoi 447 miliardi di dollari di debito pubblico, una delle prime vittime sarebbe proprio la Bce, la quale detiene qualcosa come 283 miliardi di dollari di titoli greci. Di più, una bancarotta ellenica si tradurrebbe in un colpo mortale proprio per il programma Target2, dove si trovano parcheggiati 123 miliardi in collaterale da parte delle banche greche e garantito dal governo. Di più, il fondo Efsf subirebbe un danno da 144,53 miliardi di caso di default, cifra corrispondente ai prestiti verso Atene che diverrebbero inesigibili immediatamente.


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