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IL CASO/ Lo spread, Berlusconi e i numeri "sballati" del prof

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Mario Monti e i suoi appunti (Foto: Infophoto)  Mario Monti e i suoi appunti (Foto: Infophoto)

L’ultima uscita di Monti, dopo quella sui rapporti tra parlamenti e governi che ha fatto arrabbiare i tedeschi, è stata una sorta di “previsione" sul passato recente dell’economia italiana; il presidente del consiglio ha dichiarato in un’intervista al Wall Street Journal che, se Berlusconi non si fosse dimesso, lo spread Btp-Bund sarebbe andato a 1200. Il numero, per quanto spropositato, non è una parafrasi delle parole del Premier. Forse a far esagerare coi numeri è stato lo spettacolare 10% messo insieme negli ultimi tre giorni dalla borsa italiana o forse l’articolo con cui ieri il Wall Street Journal aveva presentato Monti come il salvatore dell’euro e dell’Europa contro la miopia tedesca; ma rimane forte l’impressione che i fatti siano un po’ meno semplici di come il Premier ha deciso di presentarli all’opinione pubblica internazionale.

Possiamo intanto escludere che il numero puntuale a cui Monti fa riferimento sia da considerare preciso, dato che Berlusconi - e con lui probabilmente l’Italia - sarebbe finito ben prima di arrivare a 1200 e dato che a tale cifra non sono arrivati neppure Paesi che stanno decisamente peggio di noi, con o senza Berlusconi. Con le sue affermazioni Monti però rischia di ottenere l’effetto opposto a quello probabilmente voluto. Potremmo applicare lo stesso ragionamento con esiti molto diversi.

Per esempio, lo spread stava molto oltre la soglia di guardia di 500 (per la precisione 535) a inizio gennaio ben dopo le dimissioni di Berlusconi e l’insediamento di Monti ma prima che la Bce di Draghi lanciasse il programma Ltro e immettesse liquidità immancabilmente finita sui titoli di Stato italiani. Cosa sarebbe accaduto se la Bce avesse lanciato il Ltro prima, diciamo a ottobre? Nessuno, e questo è sicuro, potrebbe escludere con assoluta certezza che il governo Berlusconi non sarebbe durato fino ai giorni nostri. Dato poi che il Ltro è stato rivolto a tutti gli intermediari europei possiamo allo stesso modo escludere che sia stata la credibilità di Monti a far cambiare politica economica alla Bce.

Possiamo ancora aggiungere che solo una settimana fa, dopo sei mesi di governo Monti, lo spread era ritornato a quota 550 con la borsa in ginocchio e articoli sulla tenuta dell’euro che comparivano un giorno si e l’altro pure sulla stampa internazionale. Poi da venerdì, dopo la conferenza di Draghi, le speranze di un intervento della Bce sui bond dei mercati periferici a settembre hanno riportato lo spread sotto i livelli di allarme rosso. Cosa sarebbe accaduto a Monti e allo spread se Draghi non avesse parlato e i mercati avessero potuto proseguire nella scommessa al ribasso sull’Italia? Nell’ultimo caso si può escludere la componente “credibilità di Monti” o “successo delle sue riforme” dato che se i mercati si fossero fidati, e questo fatto fosse l’unico discrimine, non si sarebbe arrivati al punto in cui si era giovedì pomeriggio.

Cosa accadrebbe poi se, nelle prossime settimane, i mercati dovessero disgraziatamente rimangiarsi la scommessa al rialzo come già accaduto in altre occasioni? Dare le colpe di quello che fanno i mercati a chi ha preceduto, a torto o a ragione, e attribuirsi i meriti in presenza di chiari interventi esterni non è un gioco dalle regole molto chiare. Se domani la Fed dovesse fare un altro quantitative easing e la borsa americana salisse di chi sarebbe il merito? Delle politiche economiche di Obama? Ma è lo stesso Monti ad avanzare qualche ipotesi per spiegare la diffidenza dei mercati sull’Italia nonostante il suo arrivo: è colpa del debito accumulato dall’Italia che è oggettivamente molto alto; ma questo era senza dubbio vero anche sei mesi fa. Allora il motivo per cui lo spread non è a 1200 è la fiducia che i mercati nutrono negli effetti di medio lungo termine delle riforme attuate da Monti?



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