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FINANZA/ 2. Germania, Italia e Spagna: i guai che affondano l’euro

Pubblicazione:giovedì 9 agosto 2012

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Insomma, la Merkel non ha di che stare troppo allegra. Così come altri leader, anche quelli che a ogni intervista che concedono riescono sempre a farla fuori dal vaso, come si dice a Milano. Mi riferisco, ovviamente, al buon Mario Monti, il quale per rasserenare il clima del Paese non ha trovato di meglio che dichiarare al Wall Street Journal come con Berlusconi ancora a Palazzo Chigi lo spread con il Bund sarebbe ora a 1200 punti base. Ovvero, il livello della Grecia. La quale, nonostante l’austerity, i governi fantoccio e gli scioperi, non è ancora fallita, poiché la Bce la sta mantenendo artificialmente in vita e continuerà a farlo. Quindi, prima di parlare, Mario Monti dovrebbe fare un bagno di umiltà e rendersi conto di quanto ottenuto dal suo governo e quanto avuto in regalo dall’amico Mario Draghi.

Certo, andare al governo con lo spread che flirta con quota 570 punti base come ha fatto lui lo scorso novembre non è un bel viatico, ma farlo sapendo che di lì a un mese la Bce avrebbe sfoderato il cannone dell’asta Ltro rende il compito più sereno da affrontare, che dite? Non penserete che il buon professore non avesse avuto rassicurazioni al riguardo quando ha accettato il compito di salvatore della patria, vero? E siccome la prima non era stata sufficiente, ecco che a fine febbraio la Bce inonda ancora un po’ le banche europee di denaro a costo praticamente zero per tre anni al fine di trasformare gli istituti del Vecchio Continente in primary dealers del debito sovrano a rischio, togliendo le castagne statutarie e procedurali dal fuoco a Draghi.

Ti piace vincere facile eh, caro professore? Nonostante questo, lo spread non è crollato come aveva annunciato tronfio l’ex consulente di Goldman Sachs, quando il 29 febbraio scorso - guarda caso il giorno esatto della seconda asta Ltro - dichiarò che «gli spread dell’area euro non torneranno a impennarsi», in particolare quello Btp-Bund che, sfondata al ribasso quota 340 punti base, «ora non salirà più». E meno male, visto che senza il bluff di Draghi e dei suoi interventi-fantasma quota 500 era stata sfondata allegramente la scorsa settimana e si veleggiava verso 600: ma come, non doveva non risalire più? E ripeto, Monti deve accendere un cero ogni qualvolta Mario Draghi parla, visto che la sua azione di governo - tra esodati presi a caso, spending review con i taglia a caso e regali assistenzialistici alla Sicilia - aveva riportato la situazione a quella dello scorso autunno, se non peggio.

Meravigliosa, in tal senso, la Fornero: «L’autunno sarà difficile, il futuro industriale del Paese è a rischio». Scusate, ma siete al governo per trovare soluzioni o solo per constatare il decesso della nazione, come un membro del coroner? Con Berlusconi al governo lo spread sarebbe a 1200? Forse sarà anche vero, ma senza l’aiutino continuo di Draghi, dove sarebbe quello reale del governo Monti? Facile fare lo statista con lo spread degli altri, parafrasando Ricucci. Il problema è che, dopo qualche giorno di anestesia draghiana, la svendita di bond sovrani italiani e spagnoli è ripartita, mitigata soltanto dai cattivi risultati dei Bund, capaci di calmierare un po’ la forbice dello spread e tenerlo sotto controllo. Il biennale spagnolo è di nuovo sopra il 4% di rendimento e il decennale flirta nuovamente con quota 7%, mentre la curva biennale-decennale italiana torna in modalità di flessione e a rischio inversione.


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