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FINANZA/ 2. Germania, Italia e Spagna: i guai che affondano l’euro

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Et voilà, la Bce amplia la possibilità di utilizzo dell’Ela per la Grecia affinché questa eviti il default già ad agosto e Standard&Poor’s cosa fa? Rivede al ribasso, da stabile a negativo, l’outlook ellenico, lasciando invece invariati tutti gli altri rating. Secondo l’agenzia, «considerati i continui ritardi nell’attuazione del consolidamento di bilancio e il peggioramento dell’economia greca, con ogni probabilità Atene chiederà ulteriori finanziamenti per il 2012 in base al programma concordato con la troika, Bce, Ue e Fmi». L’agenzia prevede inoltre che il Pil ellenico, «subirà un’ulteriore contrazione del 10-11% a differenza del 4-5% previsto dal programma Ue/Fmi per il 2012-2013». Il rating resta confermato a “CCC”, a un passo dal default conclamato. Per carità, tutti i torti S&P’s non li ha, ma certamente il timing appare quantomeno sospetto. Come al solito, d’altronde.

In compenso, come vi dicevo martedì, giungono sempre più sinistri scricchiolii dalla locomotiva tedesca. La produzione industriale della Germania è infatti scesa dello 0,9% a giugno rispetto al mese precedente, a causa del calo dell’attività nel settore manifatturiero e in quello delle costruzioni, stando a quanto reso noto dal ministero dell’Economia di Berlino. La produzione del comparto manifatturiero è scesa dell’1%, quella delle costruzioni è calata del 2%, mentre il settore energia ha segnato un incremento dell’1,2%. E sempre ieri, la Germania ha venduto bond a dieci anni per 3,4 miliardi con un rendimento dell’1,42%, un tasso in rialzo rispetto all’ultima analoga operazione dell’11 luglio, quando si attestò all’1,31%. Molto buona la domanda, ma il segnale psicologico dell’aumento dello yield non va sottovalutato, anche alla luce di quanto sta accadendo tra i market makers dell’obbligazionario.

Se infatti i titoli di Stato americani, tedeschi e giapponesi restano un bene rifugio per gli investitori “spaventati”, ora, con la crisi che si amplia, in molti guardano con interesse anche ad altri paradisi sicuri, quali Norvegia, Svezia, Canada e Australia, considerate ancora più sicure. Lo riportava martedì il New York Times, sottolineando che la ricerca di investimenti che hanno pochi o nessun rischio di default è ormai un tema dominante. E i bond tedeschi sono diventati meno attraenti a causa della loro esposizione ai rischi del crollo dell’area euro: stando ai dati di Axel Roever, analista di JPMorgan, i fondi monetari americani hanno ritirato 17 miliardi di dollari dalle banche tedesche e 19 miliardi di dollari dall’Olanda in giugno, mentre investivano 5 miliardi di dollari nelle banche norvegesi e 9 miliardi di dollari in quelle svedesi.



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