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FINANZA/ Sapelli: Italia, c’è un nuovo "crac" da evitare

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A questa situazione già di per sé molto complicata, fatta di luci e di ombre, si aggiunge il peggioramento dell’economia reale italiana. Oltre ai nuovi dati sul Pil, ieri sono risuonate preoccupanti le dichiarazioni di Luigi Angeletti, secondo cui ci sarà un autunno caratterizzato dalla perdita di posti di lavoro. Al di là delle cifre citate dal Segretario generale della Uil, non c’è dubbio che esistano tante imprese, soprattutto piccole, in sofferenza, oltre a intere aree territoriali a rischio: l’esempio più lampante è quello della Sardegna, dove tutti i comparti industriali sono in crisi.

Tutto questo mi fa dire che bisogna abbandonare l’idea che gli aiuti debbano arrivare solo dall’Europa. Bisogna trovare degli spazi di manovra, sfruttando meglio le pieghe del bilancio e facendo nel caso il muso duro con le istituzioni europee, affinché si comincino a mettere in atto degli interventi diretti del governo italiano. Questo deve essere il nostro primo compito dopo le vacanze.

Dobbiamo ricercare tutte le strade di un riformismo possibile che porti a degli aiuti concreti. Per esempio, gli interventi di detassazione per le assunzioni al Sud andrebbero estesi anche al centro-nord, dove abbiamo interi territori in sofferenza (basti pensare all’area pedemontana). Per quanto possibile, occorre una politica favorevole alle assunzioni a tempo indeterminato, di segno contrario alla riforma Fornero che ne ha aumentato i costi. Si potrebbe poi pensare a delle nuove forme di intervento dello Stato in economia, non più attraverso partecipazioni azionarie. Meglio piuttosto pensare a forme di prestito alle imprese in difficoltà con obbligo di restituzione, così che non si configurino come inammissibili aiuti di Stato.

Per l’Italia è giunto quindi il momento di agire. Farsi cloroformizzare dal pensiero che la crisi passerà con un colpo di bacchetta dell’Europa è il pericolo più grave che possiamo correre.



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COMMENTI
11/09/2012 - ci si dimentica che (Fabrizio Terruzzi)

si ripete ossessivamente che "bisogna fare qualcosa per il lavoro" ma ci si dimentica che a creare i posti di lavoro sono le aziende. Creiamo posti di lavoro dando dei contributi (temporanei) per ogni assunzione a tempo indeterminato? Del tutto inutile. Per essere competitivi in un mercato globalizzato e far tornare la voglia di investire ci vuole ben altro. Molto, ma molto, ma molto "ben altro".

 
11/09/2012 - scendendo dall'aereo (antonio petrina)

egr sapelli, dall'aereo della sua immagine si vede la terra dopo la schiarita delle nuvole ( leggi intervento Bce): il pericolo su questa terra è di nuovo alle porte,ma non più dal cielo !Quale? Che il pareggio dei conti si debba conquistare con tagli tucur e nuova recessione perchè l'aumento della pressione fiscale serve a colmare i tagli e così via di questo passo!