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Economia e Finanza

CORTE TEDESCA/ 1. Un "sì" che mette nei guai Monti e la Merkel

Angela Merkel e Mario Monti (Infophoto)Angela Merkel e Mario Monti (Infophoto)

John Plender, editorialista del Financial Times insinua un dubbio atroce: “Nessuno può essere davvero sicuro - scrive sul quotidiano vicino alla City - che anche dopo la recente riduzione del costo dell’indebitamento, Spagna e Italia siano davvero paesi solvibili. L’Italia non ha mostrato nessuna crescita nell’ultimo decennio e resta fondamentalmente non competitiva, con un mercato del lavoro rigido. Il debito netto del settore pubblico è superiore al 100% del prodotto lordo. Come il resto dell’Europa meridionale, è stata costretta a restringere la politica fiscale in senso pro ciclico proprio nel momento in cui ritorna in una recessione che provocherà una riduzione dei redditi imponibili e i debiti si accumuleranno in un sistema bancario sottocapitalizzato. L’aritmetica del debito con un ambiente di non crescita e tassi sui titoli governativi decennali che superano il 5% è, per dirlo in modo gentile, implacabile. Lo stesso vale per la Spagna anche se le circostanze economiche sono diverse”.

Un’analisi spietata, ma realistica. In sostanza, la Bce ha risolto un problema di accesso al mercato e ha fatto guadagnare tempo. “Ma qualcuno crede che il successore di questo governo tecnocratico in Italia ne farà buon uso?”, si chiede ancora Plender il quale non fa altro che esprimere il senso comune che circola sui mercati.

Se Roma e Madrid piangono, a Berlino non c’è molto da ridere. La crisi finanziaria ha mostrato quanto siano interconnessi i paesi europei. Dirk Schumaker della Goldman Sachs calcola che la Germania ha accumulato un credito in termini di investimenti netti pari a 2.700 miliardi di euro (poco meno del Pil tedesco) in altre economie della zona euro, soprattutto fino al 2008. La Bundesbank pubblica, dal canto suo, una tabella impressionante. Mille miliardi sono incagliati nei cinque paesi più travagliati. Se l’euro crollasse questi crediti verrebbero svalutati, dal 30% al 50% almeno, trascinando nel baratro banche e imprese tedesche. Salvando i paesi in difficoltà, dunque, il Modell Deutschland salva anche se stesso. Ma anche questa è una soluzione solo di breve periodo. Perché l’unico modo per uscire davvero dal pantano è che l’insieme dell’Europa torni a crescere. E affinché ciò avvenga, bisogna che la Germania faccia da locomotiva. Invece, la sua strategia rimane sostanzialmente ancorata al dogma dell’austerità sempre e comunque, con il rischio che anche l’economia tedesca finisca in recessione.